PITTURA E POESIA NEL SEICENTO ALLA GALLERIA BORGHESE DI ROMA

Iniziare il 2025 con “Poesia e Pittura nel Seicento. Giovan Battista Marino e la meravigliosa passione” può essere l’occasione per un augurio di un Buon Anno Nuovo (con il privilegio del Re, Papa Urbano VIII)

La mostra aperta fino al 9 febbraio 2025 si tiene a Roma alla Galleria Borghese ed è insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica. La Galleria Borghese con questo importante evento esplora con un progetto inedito le connessioni tra poesia e pittura, sacro e profano, letteratura, arte e potere nel primo Seicento.

Seguendo la traccia offerta dai testi di Giovan Battista Marino (1569-1625), la mostra disegna un percorso attraverso la grande arte rinascimentale e barocca, da Tiziano a Tintoretto, da Correggio ai Carracci, da Rubens a Poussin, celebrando il più grande poeta italiano del Seicento e la sua “meravigliosa” passione per la pittura.

A cura di Emilio Russo, Patrizia Tosini e Andrea Zezza, l’esposizione si concentra in un periodo durante il quale il rapporto tra le due arti trova forse l’espressione più alta nella vita e nelle opere del poeta.

Noto per il suo poema Adone (1623), incentrato sulla storia d’amore tra Adone e Venere, Giovan Battista Marino è infatti autore anche de La Galeria (1619), una raccolta di 624 componimenti poetici dedicati ad altrettante opere d’arte divise tra Pitture e Sculture, Favole e Historie, realizzata con un gioco di rispecchiamenti e di continua sfida espressiva tra testi poetici e opere d’arte, reali o immaginarie.

La vita e la produzione letteraria di Giovan Battista Marino sono strettamente legate ai maestri e ai capolavori dell’arte figurativa di primo Seicento, con i quali entra in contatto nei circoli intellettuali e nelle corti più importanti dell’epoca, quella di Matteo di Capua a Napoli, di papa Clemente VIII Aldobrandini a Roma, di Giovan Carlo Doria e Giovan Vincenzo Imperiali a Genova, di Carlo Emanuele I a Torino; in questi ambienti, al cospetto di ricche collezioni, il poeta stringe rapporti diretti con artisti come il Cavalier d’Arpino, Bernardo Castello, Caravaggio, Agostino Carracci, Ludovico Cigoli e Palma il Giovane.

Nel 1615, perseguitato dall’Inquisizione, Giovan Battista Marino è costretto a lasciare l’Italia trovando rifugio a Parigi, alla corte di Luigi XIII e Maria de’ Medici, dove rimane fino al 1623: lì conosce Nicolas Poussin, per il quale scrive una sorta di lettera di presentazione che l’artista avrebbe portato con sé al suo arrivo a Roma. Con questo passaggio simbolico l’ultima fase della parabola del poeta si lega al decisivo approdo romano del grande pittore francese.

Con la sua collezione unica di capolavori iniziata dal cardinale Scipione Borghese nei primi decenni del Seicento, la cura delle opere e l’allestimento scenografico prettamente barocco, la Galleria Borghese rappresenta il contesto ideale per rileggere la figura di Giovan Battista Marino poeta e il suo rapporto con le arti figurative, e di come nel Seicento queste ultime abbiano cominciato a influenzarsi vicendevolmente con la produzione letteraria.

Articolato in cinque sezioni, il percorso espositivo si apre con alcuni grandi capolavori di Correggio, Tiziano e Tintoretto raccolti nella sezione dal titolo Poesia e pittura nel Seicento

Introduzione a Giovan Battista Marino con cui lo spettatore viene introdotto al rapporto tra tradizione poetica e tradizione figurativa già nel corso del Cinquecento. Un rapporto che diventa la lente attraverso cui osservare l’arte barocca e di cui Giovan Battista Marino, con i suoi interessi e le sue relazioni trasversali, è stato un rappresentante esemplare.

Biografia di Giovan Battista Marino

Nasce a Napoli nel 1569. Poco è noto della sua giovinezza, ma sappiamo che si de- dica presto alla poesia e che intorno al 1593 entra a far parte della corte di Matteo di Capua, principe di Conca, dove può ammirare l’imponente quadreria di Matteo, ricca di opere attribuite a Raffaello, Correggio, Tiziano.

In questi anni di fine secolo emergono anche i primi episodi di un carattere irregolare: viene per due volte incarcerato, prima nel 1598, poi nel 1600, per accuse che rimangono in parte misteriose. Nel 1600 riesce a fuggire a Roma, dove riesce presto a guadagnare la protezione della famiglia di Melchiorre Crescenzi, chierico di camera di Clemente VIII Aldobrandini. Si tratta di un passaggio decisivo, perché consente a Marino di entrare in relazione con l’ambiente letterario e con il mondo aristocratico, in particolar modo quello romano. Conosce cardinali, poeti, pittori, tra cui il Cavalier d’Arpino e Caravaggio.

Nel 1602 pubblica a Venezia le Rime, ottenendo uno straordinario successo, tanto che poco dopo riesce ad essere ammesso al servizio di Pietro Aldobrandini, cardinal nipote di Clemente VIII. Dopo la morte di Clemente VIII, però, la condizione diventa meno favorevole: Marino è costretto a spostarsi a Ravenna al seguito dell’Aldobrandini. Cerca presto un’altra sistemazione cortigiana e, nel 1608- 1609, si avvicina al duca Carlo Emanuele I di Savoia e alla corte di Torino.

Giunto a Torino, il successo ottenuto fa scoppiare la rivalità con il poeta Gasparo Murtola. Lo scontro inizia con uno scambio di sonetti ingiuriosi, ma Murtola, vedendosi sconfitto, decide di eliminare Marino sparandogli per strada. L’attentato fallisce, Murtola viene arrestato e Marino rimane padrone del campo. Nello stesso tempo, però, a Roma è stato aperto un dossier a carico di Marino da parte dell’Inquisizione: l’accusa è quella di aver composto «poesie oscene ed empie».

A testimomianza di un temperamente irrequieto, nell’aprile del 1611 Marino viene di nuovo arrestato, questa volta per ordine del duca Carlo Emanuele, per motivi che restano misteriosi. Rimarrà in prigione per oltre un anno e, particolare eloquente, gli vengono sequestrati tutti i manoscritti. Dopo essere stato liberato, nel 1614 pubblica un’altra raccolta di rime, la Lira, e una lunga opera in prosa, le Dicerie sacre. Quest’ultima, dedicata al papa, doveva attenuare la minaccia dell’Inquisizione, ma l’operazione non riesce e Marino viene più volte convocato a Roma per essere interrogato dagli inquisitori.

Nel 1615, per timore di un arresto, Marino si trasferisce a Parigi, alla corte della regina Maria de’ Medici, e anche qui guadagna rapidamente una posizione di prestigio. A Parigi vive per otto anni, pubblicando alcune opere (e in particolare nel 1619 la Galeria, una raccolta di 624 componimenti, ciascuno pensato come esercizio poetico in rapporto a opere d’arte). Verso la fine del soggiorno francese, nel 1623, si registrano due eventi decisivi: la stampa dell’Adone (immagine di copertina), il capolavoro del Marino, e l’incontro con il giovane Nicolas Poussin, che riceverà da Marino l’apprezzamento e il sostegno per arrivare a Roma.

Nel 1623 decide di tornare in Italia. Arrivato a Roma, però, si trova di fronte uno scenario sfavorevole: il nuovo papa Urbano VIII Barberini non frena il processo contro Marino che è ancora attivo presso il Sant’Uffizio. Marino è pertanto costretto prima agli arresti domiciliari, poi all’umiliazione di una pubblica abiura nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Nel 1624 l’Adone viene sospeso dall’Inquisizione; Marino decide di lasciare Roma e parte per Napoli, dove progetta di organizzare una grande casa-museo, nella quale raccogliere i suoi libri e le tante opere d’arte collezionate negli anni. Verso la fine dell’anno si ammala e muore però il 26 marzo 1625. Il racconto di un testimone riporta che, prima di morire, Marino decide di bruciare i propri manoscritti delle opere profane: «Comandò nel testamento che si ardessero tutti i suoi manuscritti, non solo delle cose satiriche e de le lascive, ma di tutte quelle che non fossero sacre».

Commento di Cristina Rossello: “Poesia e Pittura nel Seicento. Giovan Battista Marino e la meravigliosa passione” è l’occasione per riscoprire l’eredità di un letterato che ha saputo intrecciare la bellezza della poesia e la seduzione dell’arte figurativa in un momento storico degno di nota, la stagione d’oro del barocco in pittura e letteratura italiana. Un’ottima occasione per guardare ad un 2025 ricco di straordinaria bellezza.

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