LE ASSICURAZIONI SUGLI SCHIAVI A CUBA E NEGLI STATI UNITI

Nel XIX secolo, nelle economie schiaviste delle Americhe, le persone ridotte in schiavitù non erano riconosciute come soggetti di diritto, ma come proprietà. Questa concezione giuridica ed economica rese possibile uno degli aspetti più inquietanti del sistema schiavista: la nascita e lo sviluppo delle assicurazioni sugli schiavi.

In particolare, a Cuba e negli Stati Uniti, tali strumenti finanziari divennero parte integrante dell’organizzazione economica legata alle piantagioni di zucchero, cotone e caffè. Le assicurazioni sugli schiavi non proteggevano le persone schiavizzate, ma esclusivamente il patrimonio dei loro proprietari.

A Cuba, colonia della Spagna fino alla fine del XIX secolo, l’economia dipendeva fortemente dalla produzione di zucchero destinato ai mercati internazionali. Le grandi piantagioni richiedevano un numero elevatissimo di lavoratori forzati, importati attraverso la tratta atlantica anche dopo che vari trattati internazionali ne avevano formalmente vietato il commercio. In questo contesto, gli schiavi rappresentavano un investimento di grande valore economico: il loro acquisto comportava un costo elevato e la loro perdita per malattia, incidente o morte significava un danno finanziario considerevole per il proprietario. Per questo motivo si diffusero polizze assicurative che coprivano tali rischi. Le compagnie assicurative, spesso attive nei centri portuali come L’Avana, stipulavano contratti che garantivano un risarcimento nel caso in cui lo schiavo morisse o diventasse inabile al lavoro. In alcuni casi venivano assicurati interi gruppi di lavoratori appartenenti alla stessa piantagione.

Negli Stati Uniti, soprattutto negli stati del Sud come Louisiana, Mississippi e South Carolina, il sistema schiavista era altrettanto radicato e sostenuto da un articolato apparato finanziario. Gli schiavi venivano comprati, venduti, affittati e ipotecati. In questo quadro, le assicurazioni svolgevano una funzione di gestione del rischio: se uno schiavo impiegato in lavori particolarmente pericolosi, come la costruzione di ferrovie o il lavoro nelle piantagioni di cotone, moriva o subiva gravi danni fisici, la compagnia assicurativa rimborsava il proprietario per il valore assicurato. Alcune compagnie assicurative di rilievo nazionale, come Aetna e New York Life Insurance Company, hanno in epoca contemporanea riconosciuto di aver emesso polizze legate alla schiavitù nel XIX secolo.

Le polizze assicurative sugli schiavi potevano assumere diverse forme. Vi erano assicurazioni sulla “vita” dello schiavo, che prevedevano un pagamento in caso di morte; assicurazioni temporanee, utilizzate quando uno schiavo veniva affittato a terzi; e coperture contro rischi specifici, come incidenti sul lavoro o perdite durante il trasporto. In ogni caso, il beneficiario era sempre il proprietario. Lo schiavo non aveva alcun diritto né alcuna tutela: il suo valore era stabilito in base all’età, alla forza fisica, alle competenze e alla capacità produttiva, esattamente come accadeva per qualsiasi altro bene economico.

Dal punto di vista economico, questo sistema dimostra quanto la schiavitù fosse profondamente integrata nei meccanismi del capitalismo ottocentesco. Le assicurazioni riducevano l’incertezza e incoraggiavano investimenti più ampi nelle piantagioni, rendendo il sistema ancora più stabile e redditizio per i proprietari. Allo stesso tempo, esse rivelano il grado estremo di disumanizzazione su cui si fondava l’intero ordine sociale: la vita di una persona veniva quantificata, stimata e inserita in un contratto commerciale.

La schiavitù fu abolita negli Stati Uniti nel 1865 e a Cuba nel 1886, ma lo studio delle assicurazioni sugli schiavi continua ancora oggi ad avere rilevanza storica e morale. Analizzare questi strumenti finanziari permette di comprendere come le istituzioni economiche e assicurative abbiano partecipato attivamente al mantenimento e alla legittimazione della schiavitù. Le assicurazioni sugli schiavi non furono un fenomeno marginale, bensì una componente strutturale di un sistema economico che trasformò esseri umani in capitale assicurabile.

Commento di Cristina Rossello: le assicurazioni sugli schiavi a Cuba e negli Stati Uniti rappresentano uno degli esempi più evidenti della mercificazione dell’essere umano nella storia moderna. Esse mostrano come la logica del profitto e della gestione del rischio possa essere applicata anche nei contesti più disumani, offrendo oggi un’importante chiave di lettura per comprendere le connessioni tra economia, diritto e diritti umani nel passato e nel presente.

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