Negli anni ’30 in Italia, le assicurazioni private rivolte all’agricoltura erano ancora in una fase embrionale. Le compagnie attive operavano principalmente nel ramo danni generali, offrendo polizze per eventi specifici come grandine, incendi o danni alle strutture agricole.
La produzione di cereali, in particolare il frumento, era strategica per il paese, ma non esistevano ancora strumenti sistematici per proteggere il raccolto o il reddito agricolo. Accanto alle compagnie private, alcune mutue locali cercavano di offrire tutele, ma si trattava di iniziative frammentarie e limitate.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’agricoltura italiana subì gravi perdite e anche le assicurazioni private furono inevitabilmente limitate, concentrandosi su rischi più immediati e urbani. Solo nel dopoguerra emerse con chiarezza la necessità di strumenti più efficaci per la gestione del rischio agricolo, soprattutto per colture fondamentali come il frumento. In questo contesto, lo Stato iniziò a promuovere forme di assicurazione agevolata, sostenendo economicamente gli agricoltori nella stipula di polizze contro eventi atmosferici estremi o malattie delle colture.
Negli anni ’50, queste polizze supportate dallo Stato divennero strumenti di politica agricola. La protezione assicurativa non era più solo una questione privata: serviva a tutelare la produzione nazionale e a incentivare la produttività delle aziende agricole. I consorzi agrari e le mutue locali collaboravano con le compagnie private, fornendo supporto tecnico e finanziario agli agricoltori. In questa fase, il frumento iniziò a entrare nei programmi assicurativi, seppur prevalentemente per coprire rischi legati a eventi atmosferici.
Negli anni ’60, l’assicurazione agricola si consolidò. Comparvero le prime polizze multirischio, capaci di coprire simultaneamente eventi climatici, fitopatie e cali di produzione rispetto alle rese storiche. Le compagnie private iniziarono a basare le tariffe su dati statistici e parametrici, differenziando i premi in base alla zona geografica, al tipo di coltura e alla produttività media dei campi. Lo Stato continuò a incentivare la diffusione delle assicurazioni agricole, favorendo l’adozione di questi strumenti da parte di un numero crescente di agricoltori. Questo periodo pose le basi per i moderni sistemi di assicurazione del frumento e delle altre colture cerealicole, che si sarebbero sviluppati pienamente negli anni successivi.
Tra il 1930 e il 1960 si passa da un mercato assicurativo agricolo frammentario e limitato a un sistema più strutturato e integrato, grazie alla collaborazione tra compagnie private, consorzi agrari e interventi statali, che gradualmente trasformano l’assicurazione agricola in uno strumento fondamentale per la sicurezza produttiva del paese.
Commento di Cristina Rossello: negli anni ’30 l’assicurazione agricola in Italia era ancora limitata e frammentaria, rivolta soprattutto ai grandi proprietari e a rischi specifici come la grandine. La guerra e le difficoltà del dopoguerra evidenziarono la necessità di interventi pubblici per proteggere la produzione agricola, in particolare il frumento, coltura strategica per il paese. Negli anni ’50‑’60 lo Stato promosse polizze agevolate e strumenti multirischio, trasformando l’assicurazione agricola in uno strumento economico e politico per garantire sicurezza agli agricoltori e sostenere la produttività nazionale.