ANDREA DORIA: AMMIRAGLIO E SOVRANO DI GENOVA CHE LIBERÓ DALLE POTENZE STRANIERE LA SUA AMATA CITTÀ

Andrea Doria (1466 – 1560) era uno statista genovese, condottiero e ammiraglio, il principale leader navale del suo tempo

Membro di un’antica famiglia aristocratica genovese, Doria rimase orfano in tenera età e divenne soldato di ventura. Servì per la prima volta papa Innocenzo VIII (regnò dal 1484 al 1492) quando Genova era caduta preda delle liti tra famiglie rivali. Soldato estremamente abile, fu successivamente assoldato dal re Ferdinando I e da suo figlio Alfonso II di Napoli e da vari principi italiani. Dal 1503 al 1506 aiutò lo zio Domenico a sedare la rivolta corsa contro il dominio genovese. Decidendo di tentare la fortuna in mare, Doria equipaggiò otto galee e pattugliò il Mediterraneo, combattendo i turchi ottomani e i pirati barbareschi, aumentando sia la sua reputazione che la sua fortuna. Ottenne una brillante vittoria sui turchi a Pianosa nel 1519. Dopo che le forze dell’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V ebbero preso Genova (1522) e deposto lì la fazione filo-francese, Doria entrò al servizio di Francesco I di Francia, che stava combattendo Carlo V. V in Italia. Come ammiraglio della flotta francese del Mediterraneo, Doria costrinse l’esercito dell’imperatore a togliere l’assedio di Marsiglia nel 1524. Dopo la sconfitta francese a Pavia (1525), nella quale Francesco fu fatto prigioniero dalle forze imperiali, Doria servì papa Clemente VII. Quando Francesco fu liberato (1527), Doria si unì alle forze francesi, che lo aiutarono a catturare Genova dalle forze imperiali. Ma Doria rimase presto deluso sia dalla politica francese nei confronti di Genova sia dalle intenzioni di Francesco nei suoi confronti, e così trasferì i suoi servizi a Carlo V. Nel settembre 1528 Doria e le sue forze scacciarono i francesi da Genova e furono accolti trionfalmente dalla città. Carlo V gli conferì ricchezze e onori, nominandolo grande ammiraglio della flotta imperiale e principe di Melfi.

Come nuovo sovrano di Genova, Doria eliminò le fazioni che avevano afflitto la città e costituì una nuova forma di governo oligarchica composta dalle principali famiglie aristocratiche della città. (La sua costituzione riformata per Genova durerà fino al 1797.) Dal 1528 fino alla sua morte, Doria esercitò un’influenza predominante nei consigli della repubblica genovese. Come ammiraglio imperiale comandò diverse spedizioni navali contro i turchi, prendendo Coron (Koróni) e Patrasso (Pátrai) e aiutando nella cattura di Tunisi (1535). Carlo V trovò nel Doria un prezioso alleato nelle guerre contro Francesco e si avvalse dei servigi del primo per estendere il suo dominio su tutta la penisola italiana. Nonostante avesse 78 anni quando fu stabilita la pace tra Francesco e Carlo nel 1544, Doria non andò ancora in pensione. Si era fatto molti nemici tra le famiglie filo-francesi di Genova, e nel 1547 la famiglia Fieschi intraprese un complotto contro la famiglia Doria che portò all’omicidio del nipote di Doria, Giannettino. Dopo la conquista di Genova da parte del grande statista genovese Andrea Doria per conto dell’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V (1528), Gian Luigi Fieschi complottò per assassinare Doria e restituire Genova al dominio francese, e quindi ai Fieschi.

L’età non diminuì l’energia di Doria, che all’età di 84 anni salpò contro i pirati barbareschi. Quando scoppiò una nuova guerra tra Francia e Spagna, combatté i francesi, che si erano impadroniti della Corsica, allora amministrata dalla riva genovese di San Giorgio. Si ritirò a Genova nel 1555, cedendo il comando della sua flotta al pronipote Giovanni Andrea Doria. Uno degli ultimi grandi condottieri, Doria aveva molti dei difetti della sua professione: era avido, presuntuoso, vendicativo, senza scrupoli, crudele e autoritario. Eppure era anche un comandante militare impavido e instancabile, dotato di eccezionali talenti tattici e strategici. Era sinceramente devoto alla sua città natale di Genova, di cui assicurò la libertà dalle potenze straniere e il cui governo riorganizzò in un’oligarchia efficace e stabile.

Commento di Cristina Rossello: Interessante, come indicato sopra, fu il complotto esercitato dalla Famiglia Fieschi contro i Doria. Una nobile famiglia genovese i cui membri giocarono un ruolo importante nella politica guelfa (partito papale) nell’Italia medievale. I Fieschi si allearono con i re angioini di Sicilia e successivamente con i re di Francia; la famiglia produsse due papi, 72 cardinali e molti generali, ammiragli e ambasciatori. Con i Grimaldi attuarono una controrivoluzione alleandosi con il principe francese Carlo d’Angiò, sotto la cui protezione posero proprio la città di Genova. Il tutto inutilmente, il fallimento della congiura segnò la fine della sua stirpe e del potere dei Fieschi, anche se sopravvissero altri rami della famiglia, diedero però a Genova una santa, Caterina da Genova.

 

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