MUSEO POLDI PEZZOLI DI MILANO, LA GIOVANE DAMA DI PIERO POLLAIOLO RESTA VISIBILE AI VISITATORI DURANTE LE TECNICHE DI CONSERVAZIONE

Al Museo Poldi Pezzoli di Milano ha preso avvioun importante progetto: il primo intervento conservativo “dal vivo” sull’opera simbolo della casa Museo, il Ritratto di giovane donna di Piero del Pollaiolo.

L’intervento è importante anche perché riguarda un’opera identitaria del museo, il Ritratto di giovane donna di Piero del Pollaiolo (1470 circa), icona che ha conosciuto una notevolissima fama a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, quando fu acquisita da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, per diventare ben presto una delle opere più rinomate e apprezzate dal pubblico.

Questo dipinto su tavola è da sempre celebrato con enfasi per l’altissima qualità stilistica e tecnica e per lo straordinario fascino, ed è annoverato dalla critica come uno dei più bei ritratti del Quattrocento italiano.

“Arte e scienza sono un binomio vincente – afferma Diana Bracco, Presidente Fondazione Bracco. “Noi ci crediamo da sempre, e infatti da anni con la nostra Fondazione mettiamo a disposizione per l’analisi e il restauro del patrimonio culturale italiano le competenze del Gruppo Bracco nell’imaging diagnostico, un settore in cui siamo leader globali. Ci è dunque sembrato naturale diventare Partner Scientifico del primo restauro dal vivo al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Queste tecnologie fisiche e chimiche possono svelare, ad esempio, la descrizione della composizione materica dei pigmenti della pittura e dello strato di preparazione, l’esistenza o meno di disegno preparatorio, l’estrazione di caratteristiche della tecnica e dello stile degli artisti. Ho assistito personalmente alla TAC preliminare sull’opera del Pollaiolo svolta nel nostro Centro Diagnostico Italiano e ho trovato la procedura molto emozionante: utilizzare una tecnica diagnostica all’avanguardia su una ‘giovane donna’ del Quattrocento produce un effetto di grande meraviglia, sembra quasi una macchina del tempo che permette a due punti lontanissimi di incontrarsi. Con questo progetto tutti avranno la possibilità di entusiasmarsi di fronte a questo autentico connubio di arte e scienza”.

Già da qualche anno si era pensato di intervenire sull’opera, il cui ultimo restauro risale al 1951, e di sottoporre la tavola e la superficie pittorica, ormai molto ingiallita, una approfondita campagna di indagini diagnostiche per poter definire in maniera scientifica e con molta prudenza l’intervento conservativo da effettuare. A questo scopo è stata avviata a partire da giugno scorso una dettagliatissima campagna di indagini diagnostiche con il supporto della Fondazione Bracco, Partner Scientifico di questo restauro e da anni impegnata in questo campo, a cura di un team di scienziati delle Università degli Studi di Milano e spin off IUSS-Pavia DeepTrace Technologies in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, coordinati dalla Prof.ssa Isabella Castiglioni.

Per i restauratori, Carlotta Beccaria e Roberto Buda, le indagini sono state indispensabili per valutare lo stato di salute rispettivamente degli strati pittorici e del supporto ligneo e progettare il tipo di intervento necessari. La strategia dell’intervento per quanto concerne il supporto ligneo, verrà definita non appena la tavola sarà liberata dalle traverse che furono inserite nel 1951 da Mauro Pellicioli. Bergamasco di origine, nel 1921 strinse a Milano il rapporto decisivo per la sua maturazione professionale: Ettore Modigliani gli affidò i restauri dei dipinti (627 in quattro anni) in vista della riapertura nel 1925 della Pinacoteca di Brera. A Milano dal 1946 al 1950 lavorò con Modigliani e poi con Fernanda Wittgens alla riapertura del Museo Poldi Pezzoli e della Pinacoteca di Brera, oltreché al recupero dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci che lo rese noto al grande pubblico (1951-53).

Il precedente intervento di restauro

L’intervento del 1951 con l’inserimento di due traverse piane a coda di rondine aveva lo scopo di costringere il tavolato, incurvatosi naturalmente a una forma planare, all’epoca considerata esteticamente migliore. Questa compressione ha generato una deformazione del supporto ligneo e una inevitabile tensione che da questo si è trasferita agli strati pittorici con il rischio di spaccature della tavola, sollevamenti e distacchi della materia pittorica. La fenditura che attraversa il volto della fanciulla ritratta è un evidente punto di rischio perché al di sotto del film pittorico il supporto ligneo dovrebbe essere integro.

Con questo intervento – dichiara Alessandra Quarto (Direttrice del Museo) – miglioriamo la conservazione del nostro capolavoro e attiviamo un processo di prevenzione necessario adottando la politica del minimo intervento secondo le norme ministeriali.

Le moderne tecniche di conservazione e restauro, infatti, favoriscono un intervento minimo che assecondi la naturale tendenza del legno a reagire ai cambiamenti ambientali. I trattamenti possono includere l’applicazione di listelli flessibili per ridurre al minimo la deformazione o semplicemente non agire sulle distorsioni, concentrandosi invece sulla cura preventiva per preservare l’opera d’arte nel suo stato originale. Nella fase di analisi sono state anche verificate le indagini eseguite sulla tavola nel 2004 e nel 2014, messe in relazione a quelle appena eseguite e sono state comparate con quelle realizzate sulle altre “Dame” del Pollaiolo conservate presso il Metropolitan di New York, la Gemäldegalerie di Berlino e le Gallerie degli Uffizi, gentilmente messe a disposizione dai musei che le custodisco. Questo confronto sarà molto utile anche in corso d’opera soprattutto per l’analisi dei pigmenti e del disegno preparatorio grazie alla tecnologia che consentirà di estrapolare dati mai rilevati finora.

Il restauro è stato possibile grazie al sostegno prezioso del Diözesanmuseum Freising- Monaco di Baviera, partner istituzionale di questa operazione che ha deciso di affiancare il Museo Poldi Pezzoli in un’ottica di collaborazione istituzionale internazionale che la casa museo sta portando avanti.

“Il Diözesanmuseum Freising Monaco di Baviera opera, sin dalla sua riapertura avvenuta nel 2022 dopo otto anni di restauri e ammodernamenti, collaborando con Musei e Istituzioni culturali nazionali e internazionali al fine di realizzare mostre frutto di studi e ricerche per promuovere, attraverso l’arte e la cultura, quei processi di crescita, sviluppo sociale e consapevolezza individuale di cui l’Arcidiocesi di Monaco di Baviera e, in particolare S.E. il Cardinale Reinhard Marx, si è resa testimone attiva. Il Diözesanmuseum si trova a 30 chilometri dal capoluogo della Baviera, Monaco, nell’antica sede episcopale di Frisinga, e ospita un’importante collezione di arte ecclesiastica dal primo cristianesimo ai giorni nostri. Dalla riapertura, si sono già tenute 4 mostre che sono state possibili anche grazie alla fiducia e al sostegno di prestatori che, come il Museo Poldi Pezzoli, apprezzano e condividono il grande sforzo che il Diözesanmuseum sta facendo per diffondere la cultura, l’inclusione e la pace, attraverso il linguaggio universale dell’Arte.

Una serie di attività di approfondimento – incontri con studiosi, visite guidate, laboratori per famiglie nel fine settimana e percorsi per giovani e pubblici fragili – accompagnano l’intervento conservativo.

Note e storia dell’opera: Ritratto di giovane donna Olio e tempera su tavola inv. n. 442 Collezione Gian Giacomo Poldi Pezzoli

 

Questo celebre dipinto ritrae una giovane dama che si staglia su un cielo azzurro solcato da alcune nubi. La complessa acconciatura arricchita dal frenello, il filo di perle che scende sulla fronte, la collana a cui si aggancia un pendente con un grosso rubino e la sontuosa manica in velluto dalla decorazione floreale indicano la ricchezza e l’origine aristocratica della dama. Il volto, mostrato perfettamente di profilo, secondo la ritrattistica antica, è segnato da una sottile linea nera di contorno, che lo fa risaltare nettamente. La posa di profilo è scelta anche per motivi di decoro perché evita che lo sguardo dell’effigiata intercetti quello dell’osservatore. L’identità della giovane è ignota ma è probabile che si trattasse di una dama fiorentina andata In sposa nella seconda metà del Quattrocento a Giovanni II da Barbiano, conte di Cunio, presso la cui famiglia il dipinto restò fino al 1814. L’opera potrebbe essere stata realizzata nell’imminenza delle nozze, ai tempi il momento di massima visibilità pubblica per una giovane. Il dipinto, databile al 1470 circa, è il più famoso di una serie di ritratti femminili, attualmente divisi fra diversi musei europei e americani, eseguiti nell’arco di quindici anni da Piero del Pollaiolo. Fratello minore di Antonio, pittore orafo e scultore, Piero si dedicò esclusivamente alla pittura; i contemporanei lo consideravano uno tra i maggiori pittori di Firenze, pari al Botticelli e al Ghirlandaio. Tipica del Pollaiolo è la tecnica pittorica, resa con una materia densa e compatta che dà consistenza e spessore ai dettagli più minuti. La straordinaria attenzione ai valori della luce testimonia l’influenza delle novità introdotte dai pittori fiamminghi contemporanei. Gian Giacomo Poldi Pezzoli acquistò il dipinto attorno al 1870 come opera di Piero della Francesca mentre l’attribuzione al Pollaiolo iniziò a profilarsi solo a partire dagli inizi del XX secolo. Dal suo ingresso nella collezione il dipinto ha subito due interventi di restauro: il primo eseguito da Luigi Cavenaghi entro il 1881, consistente nell’integrazione pittorica di alcune lacune e, il secondo, da Mauro Pelliccioli nel 1951. A quest’ultimo si attribuisce, tra l’altro, l’inserimento di due traverse sul retro della tavola allo scopo di costringerla alla planarità, allora considerata la forma esteticamente migliore. L’ingiallimento delle vernici stese in questi restauri e le crepe formatesi sul volto a causa della compressione delle traverse hanno portato a intraprendere l’attuale intervento conservativo.

Commento di Cristina Rossello: Un intervento molto interessante che offre alla Città di Milano la possibilità ai cittadini e ai turisti di visitare un Museo e seguire da vicino e “in diretta” l’intervento dei restauratori. Un opportunità reale di conoscere come viene valorizzata un’opera partendo dalla diagnostica per immagini (ad esempio la TAC) applicata alle opere d’arte e che generalmente è riservata agli addetti ai lavori. Un processo di valorizzazione di un patrimonio artistico che ci rende tutti partecipi conferendo alla conoscenza di ciascuno di noi di entrare in contatto diretto con l’Opera stessa.

Un momento di indagine della Dama con la TAC

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