L’IMPORTANZA DELLA RICERCA NEL CASO DELLA VALORIZZAZIONE DI DOCUMENTI ANTICHI

Collezionare significa anche mettere a disposizione studi e ricerche. Nel caso di libri e manoscritti antichi risulta strategico al fine della loro valorizzazione sul mercato avere a disposizione un completo studio di ogni oggetto, questo determina il loro reale valore in ogni contesto temporale. Cristina Rossello

Ad esempio: nel caso di questa Enciclopedia o Dizionario delle scienze, delle arti e dei mestieri di una società di uomini di lettere di DIDEROT, Denis (1713-1784), Jean le Rond D’ALEMBERT (1717-1783) e altri. Il dettaglio di ricerca sotto riportato consente all’opera di essere valorizzata e messa in vendita ad un preciso valore, in un preciso momento e per un preciso collezionismo che ricerca questo tipo di opere. Valore: EUR 30,000 – EUR 50,000

Esemplare completo, con i volumi di testo e tavole in legatura coeva, con lo stemma dell’Imperatrice Maria Feodorovna. Epopea editoriale e intellettuale divenuta simbolo della Francia dei Lumi, il progetto Encyclopedia nasce come traduzione dell’Enciclopedia, ovvero Dizionario Universale delle Arti e delle Scienze di Ephraim Chambers (1680-1740), che all’epoca era un enorme successo editoriale, ristampato quattro volte dalla sua prima pubblicazione nel 1728. I lavori iniziarono intorno al 1745. I traduttori e i collaboratori, tra i quali già si leggono i nomi di Diderot e d’Alembert, erano pagati a colonna. Ma una cosa tira l’altra, il lavoro assume una dimensione completamente nuova. Sono annunciati 10 volumi, di cui 2 di tavole. Gli abbonati fioccano e la tiratura è esponenziale, al ritmo della pubblicazione dei volumi. Allo stesso tempo, aumenta anche il numero dei dipendenti dell’azienda, che riunisce fino a quasi 200 persone.

L’Enciclopedia in fondo va ben oltre il suo modello iniziale, e si rivela, per molti aspetti, di una modernità intellettuale notevole. Nel suo “discorso preliminare”, d’Alembert spiega la filosofia alla base dell’organizzazione del libro e il modo in cui sono strutturati gli articoli. L’opera realizzata “ha due scopi: come l’Enciclopedia, deve esporre il più possibile l’ordine e la sequenza della conoscenza umana; come Dizionario delle Scienze, delle Arti e dei Mestieri, deve contenere su ogni Scienza e su ogni Arte, sia liberale che meccanica, i principi generali che ne sono il fondamento, e i particolari più essenziali che ne costituiscono il corpo e la sostanza”.

Così, e per la prima volta in una pubblicazione di tale portata, viene demolito il secolare pregiudizio della superiorità delle arti liberali sulle cosiddette arti meccaniche. Diversi collaboratori dell’Encyclopédie si recano nei laboratori per interrogare gli operai, per osservarli, per riferire sui loro metodi e sul loro know-how. Sempre nel suo “discorso preliminare”, D’Alembert osserva giustamente: “il disprezzo che abbiamo per le Arti Meccaniche sembra aver influenzato in una certa misura i loro stessi inventori… Ma è forse per essere tra gli Artigiani che bisogna ricercare le prove più mirabili della sagacia della mente, della sua pazienza e delle sue risorse”. Il prospetto riporta anche questa annotazione: “ci siamo presi la briga di andare nelle loro officine, di interrogarli, di descrivere sotto loro dettatura, di sviluppare il loro pensiero, di trarne i termini propri delle loro professioni… e (quasi indispensabile precauzione) di rettificare in lunghi e frequenti colloqui con alcuni ciò che altri avevano spiegato in modo imperfetto, oscuro e talvolta infedele”.

Oltre a questa raccolta di informazioni di prima mano e alla stesura di articoli da parte di specialisti, bisogna riconoscere che l’Enciclopedia dipende anche da fonti antiche e rimane anche un’opera di sintesi. Ciò non impedisce agli editori, lungi dall’essere servili compilatori, di gettare uno sguardo divertito e dubbioso su certe fonti. Così, nell’articolo che Diderot dedica all’Aguapa, si legge: “albero che cresce nelle Indie Occidentali, di cui si dice che l’ombra uccide quelli che vi si addormentano nudi, e che fa gonfiare gli altri in un prodigioso modo. Se gli abitanti del paese non lo conoscono meglio di quanto ci viene indicato da questa descrizione, sono in grave pericolo. Alla fine degli anni Cinquanta del Settecento, diversi episodi alimentarono i fuochi già ardenti di una stampa e di una censura ostili. Questo movimento raggiunse l’apice nel gennaio 1759, quando il procuratore del Parlamento di Parigi emise un atto d’accusa contro gli scritti licenziosi, portando alla messa al bando totale dell’Enciclopedia, dopo che i volumi erano stati simbolicamente lacerati e bruciati. A questa messa al bando seguì la minaccia di scomunica per i suoi lettori, brandita dal papa in una lettera del 3 settembre. Grazie a Malesherbes, le note manoscritte vengono sottratte al sequestro e la pubblicazione degli ultimi dieci volumi del testo prosegue in clandestinità, sotto indirizzo prestanome. Furono pubblicati tutti insieme nel 1765. Il bando non riguardava i volumi di lastre, sui quali i librai scommettevano molto. Un totale di 2579 tavole, raccolte in 11 volumi, apparvero tra il 1762 e il 1772, sotto la direzione di Diderot. Come per i volumi di testo, le loro fonti sono molteplici: rappresentazioni delle conoscenze più aggiornate al momento della realizzazione dell’incisione e del suo testo descrittivo, e sintesi di fonti iconografiche o testuali più antiche, e quindi, logicamente, a volte obsoleto.

Oltre a questa raccolta di informazioni di prima mano e alla stesura di articoli da parte di specialisti, bisogna riconoscere che l’Enciclopedia dipende anche da fonti antiche e rimane anche un’opera di sintesi. Ciò non impedisce agli editori, lungi dall’essere servili compilatori, di gettare uno sguardo deviato e dubbioso su certe fonti. Così, nell’articolo che Diderot dedica all’Aguapa, si legge: “albero che cresce nelle Indie Occidentali, di cui si dice che l’ombra uccide quelli che vi si addormentano nudi, e che fa gonfiare gli altri in un modo prodigioso. Se gli abitanti del paese non lo conoscono meglio di quanto ci viene indicato da questa descrizione, sono in grave pericolo. Alla fine degli anni Cinquanta del Settecento, diversi episodi alimentarono i fuochi già ardenti di una stampa e di una censura ostili. Questo movimento raggiunse l’apice nel gennaio 1759, quando il procuratore del Parlamento di Parigi emise un atto d’accusa contro gli scritti licenziosi, portando alla messa al bando totale dell’Enciclopedia, dopo che i volumi erano stati simbolicamente lacerati e bruciati. A questa messa al bando seguì la minaccia di scomunica per i suoi lettori, brandita dal papa in una lettera del 3 settembre. Grazie a Malesherbes, la nota manoscritta vengono sottratte al sequestro e la pubblicazione degli ultimi dieci volumi del testo prosegue in clandestinità, sotto indirizzo prestanome. Furono pubblicati tutti insieme nel 1765. Il bando non riguardava i volumi di lastre, sui quali i librai scommettevano molto. Un totale di 2579 tavole, raccolte in 11 volumi, apparvero tra il 1762 e il 1772, sotto la direzione di Diderot. Come per i volumi di testo, le loro fonti sono molteplici: rappresentazioni delle conoscenze più aggiornate al momento della realizzazione dell’incisione e del suo testo descrittivo, e sintesi di fonti iconografiche o testuali più antiche, e quindi, logicamente, a volte obsoleto.

 

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