LETTERATURA RELIGIOSA, JACOPO PASSAVANTI E LA STORIA DI FIRENZE MEDIEVALE

Il più importante autore di letteratura religiosa fu Jacopo Passavanti, il cui “Specchio di vera penitenza” è una raccolta di sermoni predicati nel 1354.

Meno raffinate ma di maggior valore letterario sono le traduzioni delle leggende latine riguardanti San Pietro. Francesco e i suoi seguaci furono raccolti negli anonimi Fioretti di San Francesco.

La storiografia vernacolare di questo periodo potrebbe essere descritta come letteratura popolare, con Firenze come centro principale. I due principali cronisti di Firenze furono Dino Compagni e Giovanni Villani. Compagni scrisse la sua cronaca tra il 1310 e il 1312 dopo aver preso parte alle lotte politiche della sua città; il racconto drammatico degli episodi e la vivacità della prosa ne fecero l’opera più originale della storiografia medievale italiana. Meno personale è la Cronica di Villani, in 12 libri scritti dal 1308 al 1348; segue la tradizione medievale iniziando con la costruzione della Torre di Babele e comprende molti racconti apocrifi. Gli ultimi sei libri, che coprono il periodo dalla spedizione italiana di Carlo II (1265) fino ai tempi dell’autore, sono importanti per gli storici. La prosa di Villani può non avere la potenza drammatica di quella di Compagni, ma la sua opera può comunque essere descritta come il più grande risultato della storiografia vernacolare italiana durante il Medioevo. La sua Cronaca fu versificata dal concittadino fiorentino Antonio Pucci. La poesia che sopravvive è di natura popolare e scritta per essere accompagnata dalla musica (sebbene la musica per la maggior parte non sia sopravvissuta). Il periodo successivo sarà caratterizzato più da un’attività critica e filologica che da un lavoro creativo originale.

Note su San Francesco che predicò ai cittadini attirando presto seguaci

Nel 1209 compose per i suoi discepoli mendicanti, o frati, una semplice regola (Regula primitiva, “Regola primitiva”) tratta da passi della Bibbia: “Seguire gli insegnamenti di nostro Signore Gesù Cristo e camminare nelle sue orme”. Condusse poi il gruppo di 12 discepoli a Roma per chiedere l’approvazione di papa Innocenzo III, un passo importante che dimostrò il riconoscimento dell’autorità papale da parte di Francesco e salvò il suo ordine dal destino dei valdesi, che erano stati dichiarati eretici alla fine del XII secolo. Dapprima Innocenzo fu titubante, ma, in seguito ad un sogno in cui vide Francesco reggere la chiesa di San Giovanni in Laterano, diede l’approvazione orale alla regola di vita francescana. Questo evento, avvenuto secondo la tradizione il 16 aprile 1210, segnò la fondazione ufficiale dell’ordine francescano. I Frati Minori, o Frati Minori, come vennero chiamati, erano predicatori di strada senza averi e con solo la Porziuncola come centro. Probabilmente nessuno nella storia si è proposto così seriamente come Francesco di imitare la vita di Cristo e di compiere così letteralmente l’opera di Cristo alla maniera di Cristo. Questa è la chiave del carattere e dello spirito di San Francesco e aiuta a spiegare la sua venerazione per l’Eucaristia e il rispetto per i sacerdoti che maneggiavano gli elementi del sacramento della comunione. Trascurare questo punto significa presentare un ritratto sbilanciato del santo come amante della natura, assistente sociale, predicatore itinerante e celebrante della povertà.

Nel 1212 Francesco cofondò un secondo ordine, femminile, che divenne noto come le Clarisse

Donò un abito religioso, o abito, simile al suo alla nobildonna poi conosciuta come Santa Chiara d’Assisi e poi ospitò lei e alcuni compagni nella chiesa di San Damiano, dove furono raggiunti dalle donne di Assisi . Per coloro che non potevano lasciare la famiglia e la casa, fondò infine (c. 1221) il Terz’Ordine dei Fratelli e delle Sorelle della Penitenza, una fraternità laica che, senza ritirarsi dal mondo né emettere voti religiosi, attuava i principi della Vita francescana. Man mano che i frati diventarono più numerosi, l’ordine si espanse fuori dall’Italia.

Lo Specchio della vera penitenzia di Jacopo Passavanti fiorentino dell’Ordine de’ Predicatori dato in luce dagli Accademici della Crusca

Commento di Cristina Rossello:  Jacopo Passavanti (1302-1357) – sopra citato – nacque a Firenze, frate domenicano che terminò la propria preparazione teologica a Parigi. Una volta rientrato a Firenze divenne priore del convento di Santa Maria Novella. L’opera a lui sicuramente attribuibile è lo “Specchio di vera penitenza” una sorta di trattato che richiama le prediche tenute da lui stesso con riferimenti alla sacra scrittura in 48 narrazioni di fatti e visioni. Questo è anche il periodo storico in cui Firenze raggiunse l’apice della ricchezza con la costruzione di chiese, conventi, case torri e i palazzi dove risiedevano le famiglie nobili che per le loro rivalità infiammarono la scena politica, una storia immensa di ricchezza e potere che ancora oggi respiriamo nel grande patrimonio culturale e architettonico di questa importante città.

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