Nel febbraio del 1952, Milano ospitò una delle prime grandi retrospettive dedicate a Vincent van Gogh, un evento che segnò una tappa fondamentale nella diffusione della sua arte in Italia.
La mostra si tenne a Palazzo Reale dal 23 febbraio all’8 aprile 1952 e fu organizzata dall’Ente Manifestazioni Milanesi. Le opere esposte provenivano principalmente dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, nei Paesi Bassi.
L’allestimento fu curato da Luciano Baldessari, che concepì la disposizione delle opere come una vera e propria “messa in scena”, enfatizzando l’intensità emotiva dei dipinti attraverso la disposizione spaziale e l’illuminazione.
In occasione dell’inaugurazione della mostra di Van Gogh a Milano nel 1952, il ristorante Savini preparò un menù speciale per gli ospiti. Questo evento, che si svolse il 23 febbraio 1952 a Palazzo Reale, attirò l’attenzione della stampa e della società milanese dell’epoca.

Il menù dell’inaugurazione includeva piatti raffinati tipici della cucina italiana dell’epoca, tra cui:
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Fegato d’oca di Strasburgo
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Ristretto in tazza
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Rosette di bue alla griglia con salsa Béarnaise, patate soufflées e insalata all’italiana
Questi piatti riflettono l’eleganza e la raffinatezza della cucina milanese degli anni ’50, celebrando al contempo l’arte di Van Gogh in un contesto culturale di alto livello.

Il ristorante Savini, situato in Galleria Vittorio Emanuele II, è uno dei locali storici d’Italia e ha sempre avuto una tradizione di ospitare eventi di prestigio, come dimostra questo menù speciale in onore dell’artista olandese.
La mostra suscitò un grande interesse e fu visitata da numerosi esponenti istituzionali, tra cui il console generale d’Olanda, Dott. Breman, che, accompagnato dall’assessore Cattabeni, visitò l’esposizione il 6 marzo 1952. Video originale a cura dell’Archivio Luce (Il Console Generale d’Olanda visita la mostra di Van Gogh a Milano. data: 06/03/1952 durata: 00:00:48 colore: b/n sonoro: sonoro codice filmato: ML001504- Casa di produzione: Astra Cinematografica)
Per approfondire ulteriormente, è possibile anche consultare il catalogo ufficiale della mostra che offre una panoramica dettagliata delle opere esposte e del contesto storico dell’evento
Inoltre, l’Archivio del ‘900 del Mart di Rovereto conserva documenti originali relativi all’esposizione, tra cui recensioni, articoli e schede progettuali, che testimoniano l’importanza culturale dell’evento: Il fascicolo contiene: tre testi sul progetto (di cui uno steso per l’articolo di Antonio Frova “Kunstausstellungen in Mailand” pubblicato in “Werk” n° 10 dell’ottobre 1957); la trascrizione di due recensioni (A. Zorzi, “Van Gogh a Palazzo Reale con cento pitture e cinquanta disegni” pubblicato in “Il Tempo” il 4 gennaio 1952; A. Pica “Allestimento di una mostra” pubblicato in “Le arti” nel marzo 1952); la traduzione di due articoli (il già citato articolo di Frova, in copia fotostatica, e l’articolo di G. Jedlicka “Van Gogh in Mailand” pubblicato in “Neue Zurcher Zeitung” del 7 aprile 1952); due schede sul progetto di cui una stesa probabilmente per la preparazione del volume di Roberto Aloi “Esposizioni. Architetture-allestimenti” del 1959, l’altra stesa da Bruno Oliviero e Giorgio Beltramo per la loro tesi di laurea del 1974 “Luciano Baldessari”.
Se da un lato abbiamo la retrospettiva di Van Gogh, un evento che segnava la diffusione della sua poetica in Italia, con una curatela attenta di Luciano Baldessari che trasformava la disposizione delle opere in una vera “messa in scena” emotiva. Dall’altro, il ristorante Savini, situato in Galleria Vittorio Emanuele II, propone un menù d’inaugurazione altrettanto curato, con piatti elaborati che incarnano l’eleganza della cucina italiana degli anni ’50.
Il parallelismo tra arte e cucina emerge chiaramente: entrambe cercano di stimolare sensi e emozioni, sia attraverso la vista e il colore nei dipinti di Van Gogh, sia attraverso gusto, olfatto e presentazione nei piatti di Savini. Il cibo, in questo contesto, diventa un vero e proprio complemento culturale all’esperienza artistica, trasformando la visita in un evento multisensoriale. Inoltre, il fatto che piatti tradizionali e raffinati venissero serviti in un contesto così prestigioso sottolinea come la cucina italiana possa essere considerata essa stessa un’arte, capace di dialogare con le arti visive, di elevare un momento sociale e culturale e di riflettere identità, storia e stile di vita di un’epoca.
Commento di Cristina Rossello: l’evento milanese del 1952 non fu solo una mostra d’arte: fu una celebrazione culturale totale, in cui Van Gogh e il menù di Savini si incontravano, offrendo ai partecipanti un’esperienza estetica e sensoriale integrata. La cucina italiana, in questo caso, non è solo nutrimento, ma linguaggio simbolico, capace di rispondere e dialogare con l’arte in maniera elegante e sofisticata, valorizzando l’importanza della cucina italiana come patrimonio mondiale.