Il London Museum Docklands annuncia The Reflections Room, un nuovo spazio espositivo per artisti
A complemento delle gallerie del museo, il nuovo spazio offrirà spazio per esplorare una gamma di idee e prospettive che mettono in primo piano le emozioni e le esperienze umane legate alla storia di Londra. Verrà lanciato venerdì 29 novembre con Exodus dell’artista anglo-caraibico Zak Ové. Exodus vede Zak esplorare la migrazione attraverso la lente del presente, evidenziando la storia e le sfide dei principali movimenti di popolazione nel tempo. L’installazione multimediale riecheggia un paesaggio urbano ingorgato, dove macchinine colorate, camion e figurine umane si mescolano con elefanti, giraffe e altri animali selvatici che svettano su una scena di traffico. Poggia su due fusti di petrolio Castrol verdi, bianchi e rossi che fanno cenno al business e alla finanza multinazionale nel mondo moderno.
Il lavoro suggerisce una riflessione sul discorso odierno sulla migrazione
Exodus sarà accompagnato da un muro di mappe storiche che presentano un senso visivo dei dati sulla migrazione internazionale, sul commercio agricolo e sul turismo tra il 1500 e il 2005. Ciò inviterà gli spettatori a esaminare le relazioni tra tali movimenti e le opere d’arte in mostra. L’arte è un potente strumento per comprendere l’esperienza umana in tutta la sua complessità e diversità. Oltre ai dischi e agli oggetti nelle nostre gallerie, volevamo uno spazio in cui gli artisti potessero esprimere paure, dubbi, speranze e convinzioni. Un’opportunità per portare nuove voci al museo, comprese quelle spesso meno visibili a Londra. Se la collezione è il corpo del museo, questa sala ne è l’anima. La migrazione è qualcosa che è stato a lungo al centro della storia di questa città e continua ad essere un argomento importante anche oggi. La storia dell’umanità dimostra la conoscenza degli esseri umani che camminano liberamente sulla Terra, spesso partendo in gran numero da una regione all’altra. Esiste una teoria secondo cui gli esseri umani moderni condividono un unico ceppo razziale emerso dall’Africa per sostituire tutte le altre popolazioni. Con questo in mente, è stato deciso di realizzare un pezzo che parlasse del movimento di persone provenienti da paesi africani, che è simbolico di tutte le persone che si ritrovano nell’Esodo. Nell’opera esposta, tutti i veicoli e le bambole sono rivolti nella stessa direzione poiché c’è solo una via d’uscita, un modo per andarsene e una sola speranza per un futuro altrove.
Commento di Cristina Rossello: Questo evento ci porta a ricordare la storia dell’emigrazione italiana denominata “grande emigrazione” avvenuta dal 1876 al 1915. Erano circa 30 milioni di italiani che hanno cercato fortuna all’estero e per la maggior parte erano uomini da soli e senza soldi. Molti provenivano dal Sud Italia e prediligevano mete come New York e altri stati degli States dove una volta arrivati si adattarono a qualsiasi lavoro. Mentre i genovesi, ad esempio, ben prima del 1861 avevano già raggiunto Argentina e Uruguay. I veneti invece, preferirono il Brasile come braccianti. Molti di loro morivano prima di vedere il Mondo Nuovo in un lungo viaggio di speranza. Una storia da non dimenticare che a volte è necessario ricordare per aiutarci a superare ogni forma di pregiudizio nell’irriducibile ricerca della speranza di potersi garantirsi una vita migliore.