Gli anni 1280-1290 testimoniano un momento fondamentale, addirittura rivoluzionario, nella storia della pittura occidentale: per la prima volta un pittore cerca di rappresentare nelle sue opere il mondo, gli oggetti e i corpi che lo circondano così come esistono.
Questo artista visionario, di cui non sappiamo quasi nulla e di cui ci sono pervenute solo una quindicina di opere, è Cimabue (Firenze, 1240 circa – Pisa?, 1301/1302). La prima mostra (22 gennaio – 12 maggio 2025) che gli sarà dedicata è il risultato di due novità di grande importanza per il museo del Louvre: il restauro della Maestà, spesso definita “l’atto di nascita della pittura occidentale” e l’acquisizione nel 2023 di La Dérision of Christ, un pannello inedito di Cimabue riscoperto in Francia in case private nel 2019 e classificato Tesoro Nazionale. Questi due dipinti, il cui restauro si è concluso alla fine del 2024, costituiscono il punto di partenza di questa mostra che, riunendo una quarantina di opere, mira a mettere in luce la straordinaria novità della sua maniera e l’incredibile invenzione con cui rinnovò la pittura.
Cimabue ha aperto la strada al naturalismo nella pittura occidentale. Con lui le convenzioni di rappresentazione ereditate dall’arte orientale, in particolare dalle icone bizantine, fino ad allora così apprezzate, lasciano il posto a una pittura inventiva, che cerca di suggerire uno spazio tridimensionale, corpi in volumi e modellati da membra sottili degradate e articolate. , gesti naturali ed emozioni umane. Sviluppa anche una verve narrativa che fino ad ora pensavamo fosse stata iniziata dai suoi fiammeggianti successori, Giotto e Duccio. La conoscenza di Cenni di Pepe, detto Cimabue, è molto scarsa, come ricorda il prologo della mostra: non conosciamo nemmeno il significato del suo soprannome e solo pochi documenti d’archivio permettono di identificare l’artista e di fornire rari punti di riferimento nel suo viaggio. Fu Dante, in un passo della Divina Commedia, a forgiare il mito all’inizio del XIV secolo: stabilendone l’importanza, fu all’origine del fascino che il nome di Cimabue eserciterà sui Medici fino ai giorni nostri.

La sezione introduttiva, dedicata al contesto pittorico tra Firenze, Pisa e Assisi della metà del Duecento, prefigura il quadro artistico in cui compare Cimabue. Ciò che conta poi nell’apprezzamento di un’opera è la sua conformità ai grandi prototipi delle icone orientali, ritenute derivare fedelmente da immagini “aicheiropoiet”, cioè “non fatte da mani umane”.
Immagini ritenute miracolose di personaggi rappresentati come appartenenti al mondo sacro e non intendono somigliare a esseri umani
Ecco perché sono dipinti con deformazioni anatomiche convenzionali, come possiamo vedere nella Croce di San Ranierino, realizzata da Giunta Pisano, figura artistica dominante dell’epoca (Pisa, museo di San Mateo) o anche nella Madonna Kahn (Washington D.C., National Gallery of Art), una delle icone più intriganti del periodo.
Il percorso si concentra poi sulla Maestà del Louvre, perno centrale della mostra: le novità che si manifestano in questo dipinto hanno portato alcuni storici dell’arte a qualificarlo come “atto di nascita della pittura occidentale”. Cimabue testimonia in quest’opera monumentale (4,27 x 2,8 m) la sua aspirazione a umanizzare le figure sacre e la sua ricerca illusionistica, in particolare nella resa dello spazio con il trono visto di profilo. Il restauro ha permesso, oltre a riscoprire la varietà e la sottigliezza dei colori (tra cui la brillantezza prodigiosamente luminosa degli azzurri tutti dipinti in lapislazzuli), la riscoperta di numerosi dettagli nascosti dalle ridipinture che evidenziano notevolmente il fascino di Cimabue e dei suoi committenti per dell’Oriente, sia bizantino che islamico, come il bordo rosso ricoperto di iscrizioni pseudo-arabe e il tessuto orientale che ricopre la parte posteriore del trono.
La realizzazione di un’opera monumentale come la Maestà pone la questione della bottega di Cimabue
Per il resto non sappiamo nulla ma si ritiene che Cimabue sia stato il maestro di Giotto e gli storici dell’arte suppongono che il grande pittore senese Duccio di Buoninsegna debba essere stato influenzato dalle creazioni del grande pittore fiorentino. È un dato di fatto che lo stile di Cimabue ha permeato molti artisti e la mostra permette di confrontare realmente le opere di diversi di loro, tutti desiderosi di suscitare il coinvolgimento emotivo dei fedeli. Eloquente è la vicinanza stilistica della Madonna Crevole di Duccio (Siena, Museo dell’Opera del Duomo) e della Maestà di Cimabue, nel delicato modellato dei volti della Vergine o nel gioco delle trasparenze. Con Cimabue nasce la convinzione che ogni artista debba affermare la propria strada, che i temi tradizionali debbano essere costantemente rinnovati.
Segue la sezione costruita attorno al dittico di Cimabue, di cui il Louvre riunisce per la prima volta gli unici tre pannelli finora conosciuti (gli altri due sono conservati alla National Gallery di Londra e alla Frick Collection di New York) . La verve narrativa e la libertà mostrate da Cimabue in quest’opera dai colori cangianti, e in particolare nella Derisione di Cristo, ne fanno un importante e finora insospettabile precedente della Maestà di Duccio, capolavoro della pittura senese del Trecento. Cimabue mostra in questo piccolo pannello un’inventiva prodigiosa, ancorando la composizione alla quotidianità del suo tempo, osando vestire i personaggi con abiti del suo tempo. Riecheggia così le preoccupazioni dei francescani, promotori di una spiritualità più interiorizzata e immediata.
E infine il tutto si conclude con la presentazione del grande San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate di Giotto, destinato alla stessa collocazione della Maestà del Louvre, del tramezzo (il tramezzo che separa la navata dal coro) di San Francesco da Pisa, e dipinto qualche anno dopo dal giovane e valente discepolo di Cimabue. Agli albori del XIV secolo, Duccio e Giotto, entrambi profondamente segnati dall’arte del grande Cimabue morto nel 1302, incarnano ormai le vie del rinnovamento nella pittura.
Commento di Cristina Rossello: Il museo del Louvre ci offre una straordinaria occasione per ammirare l’Opera di Cimabue, che con le sue opere ha saputo infondere un nuovo contenuto emotivo nelle forme astratte o stilizzate. Cimabue sembra essere stato anche uno dei primi a riconoscere le potenzialità dell’architettura dipinta, che introdusse nelle sue scene per dare un’indicazione del luogo e un accentuato senso di tridimensionalità. La sua preoccupazione per l’illusione dello spazio e per una forma tridimensionale che occupa quello spazio si incontra raramente nella pittura medievale precedente a Cimabue, ma è altamente caratteristica del principale allievo e rivale di Cimabue, Giotto. Tutto ciò consacra l’importanza della storia dell’arte italiana come patrimonio universale.