FONDAZIONI ITALIANE : BOUCHER E FRAGONARD ALLA CORTE DEL RE (FONDAZIONE ZANI)

Le fondazioni sono enti che si avvalgono di un patrimonio per perseguire uno scopo non economico. Esse sono dotate della personalità giuridica, che si ottiene con la medesima procedura prevista per le associazioni riconosciute. Il mancato riconoscimento impedisce alla fondazione di operare. Infatti, mentre un’associazione può esistere anche senza il riconoscimento (associazione non riconosciuta), per le fondazioni ciò non accade. Tale differenza dipende proprio dalla diversa natura dell’ente. Infatti, tramite la fondazione, viene creato un patrimonio separato, caratterizzato da un vincolo di destinazione e la possibilità di creare patrimoni separati avviene solo nei casi stabiliti dalla legge (art. 2740 c. 2 c.c.). Le fondazioni trovano una disciplina nelle norme del Codice civile, in particolare: art. 14 sull’atto costitutivo di associazioni e fondazioni, art. 15 sula revoca dell’atto costitutivo della fondazione, art. 16 sulla modifica di atto costitutivo e statuto, art. 18 sulla responsabilità degli amministratori, art. 25 in relazione al controllo sull’amministrazione delle fondazioni, art. 27 sull’estinzione della persona giuridica, art. 28 sulla trasformazione delle fondazioni, art. 42 bissulla trasformazione, fusione e scissione. Si cita altresì il DPR 361/2000 contenente il “Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto”

Correva l’anno 1765 quando, alla corte di Francia, Luigi XV nominò François Boucher primo pittore del re. Una carriera a dir poco leggendaria, punteggiata da traguardi come la vittoria del Prix de Rome nel 1723, le nomine ad accademico, professore, rettore e infine direttore dell’Académie Royale de Peinture et de Sculpture, e l’intreccio di mostra che incanta per l’eleganza, la leggerezza e la preziosità delle opere di due tra i più leggendari pittori francesi del Settecento.

François Boucher (Parigi 1703 – 1770)
Allegoria della Terra, 1741
olio su tela 83 x 76 cm
Cellatica (Bs), Casa Museo Zani, Fondazione Paolo e Carolina Zani

L’Allegoria della Terra, raffigurante due cupidi addormentati e un terzo con un intreccio di tralci di vite, firmato e datato1741, ci porta direttamente alla corte di Luigi XV

Parte di un gruppo di quattro pendants ognuno dedicato ad un castello reale di Choisy. Curiosamente, il re sembra non aver acquisito tutti e quattro i dipinti originali, ma solo l’Allegoria della Terra e l’Allegoria dell’Aria. Dell’Allegoria dell’acqua e del fuoco non v’è traccia negli inventari reali, né oggi è nota la loro collocazione.

Anche la sua storia ci riporta alla corte di re Luigi XV e appare inoltre strettamente legata a quella di un altro dipinto di Boucher, oggi custodito al Musée du Louvre

Nel catalogo del Salon parigino dell’agosto 1746 si legge infatti che Boucher avrebbe dovuto esporre un dipinto ovale con soggetto Venere che ordina a Vulcano delle armi per Enea, ispirato all’Eneide di Virgilio. L’anno successivo, nel 1747, Boucher espose al Salon parigino un altro dipinto, ovale, rappresentante la fucina di Vulcano, quest’ultimo unanimemente considerato quello destinato alla camera da letto del re, a Marly.

Studi e perizie condotti da parte della critica più attenta sono concordi nell’ipotizzare che, visti i numerosi pentimenti rivelati dalle indagini scientifiche, il dipinto ora in collezione Zani costituirebbe la prima versione. Dopo di essa venne realizzata quella del Louvre, come riporta la studiosa francese Françoise Joulie, “fatta di getto dopo una prima versione originale lavorata più lentamente e con più esitazioni”.

In occasione della mostra, le due tele Zani di Boucher sono state oggetto di indagini diagnostiche che hanno portato all’emersione di alcuni interessanti ripensamenti in corso d’opera, come il diverso gesto di Venere nell’indirizzarsi a Vulcano. Sono inoltre emersi i “segreti di bottega” circa la realizzazione dei rinomati timbri dei rosa e dei carnati: il celebre rosa Pompadour, ispirato dalla Favorita di Luigi XV, era ottenuto con una miscela perfetta di bianco di piombo, vermiglione finemente macinato, parti di lacca rossa carminio e pigmento giallo.

Jean Honoré Fragonard (Grasse 1732 – Parigi 1806) Annette a vent’anni, 1762 ca olio su tela cm 36 x 45 Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini e Galleria Corsini

Dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini e Galleria Corsini

La piccola giardiniera, emblema della spensieratezza ricercata dalla corte reale francese, la cui frivolezza attirò le critiche di Denis Diderot, rappresenta alla perfezione il clima di crescente laicizzazione ed il gusto del secolo che il capolavoro di Boucher incarna pienamente. Immersa nella natura e con fiori appena colti, l’ideale bellezza femminile dell’epoca è raffigurata nelle sembianze di una pastorella seducente, ingenua solo in apparenza. L’incarnato è porcellanato, le forme aggraziate sotto un vaporoso abito di seta alla moda, mentre guarda a sinistra, oltre la scena, forse attratta dall’amato nascosto nel bosco. Sempre dalle Gallerie romane, le tele Il mattino e La sera, coeve, immortalano il medesimo luogo nei pressi di Beauvais, dove sorgeva l’arazzeria diretta dal pittore. Emerge la ricerca dell’armonia tra uomo e natura, e l’influenza esercitata su Boucher della pittura olandese.

Completa il percorso Annette a vent’anni, vero gioiello della produzione pittorica di Jean Honoré Fragonard che, come il suo maestro Boucher, vinse il Prix de Rome nel 1753 ed eseguì numerosi incarichi alla corte del re. Fulgido esempio di quella pittura di carattere allegorico e intrisa di riferimenti maliziosi in perfetto stile rococò tanto apprezzati alla corte di Luigi XV e Luigi XVI, l’opera raffigura la vicenda narrata in uno dei Racconti Morali del noto illuminista Jean-François Marmontel. La storia è quella di Annette e Lubino, due cugini belgi rimasti orfani dall’età di otto anni, cresciuti in comunione con la natura. I due pastorelli, s’innamorarono ed ebbero un figlio, scatenando lo scandalo di chi considerava incestuoso il loro amore. La tela, originariamente pendant della scena con Annette a quindici anni, oggi perduta, è documentata fin dal Settecento quando si trovava nella collezione di Vassal de Saint Hubert (dal 1722) e, successivamente, in quella del Visconte Adolphe du Barry, nipote di Madame du Barry, l’ultima favorita del re Luigi XV.

Il dialogo

In considerazione del fatto che la Casa Museo Fondazione Zani costituisce una delle raccolte d’arte Barocca più rilevanti d’Italia, le opere dei due tra i più leggendari pittori francesi del Settecento sono poste in dialogo con le oltre 1200 opere, sculture e complementi d’arredo di epoca sei e settecentesca che punteggiano i suntuosi ambienti della Casa Museo e lo scenografico giardino che la circonda. Tra questi, in continuo rimando a quella corte del Re che titola la mostra, anche la coppia di Cigni dorati appartenuti a Madame Pompadour, parte di una serie di otto pezzi realizzati attorno al 1755 su disegno di Lazare Duvaux e destinati alla toilette dell’appartamento della favorita di Luigi XV all’hotel d’Evreux, l’attuale palazzo dell’Eliseo. Paolo Zani li acquisì nel 2002.

BOUCHER e FRAGONARD Alla corte del re
Da Palazzo Barberini a Casa Museo Zani
Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani
14 febbraio – 25 maggio 2025

Aperta al pubblico dal 2020, la Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani conserva ed espone oltre 1200 opere, arredi e oggetti d’arte applicata raccolti dall’imprenditore e collezionista bresciano Paolo Zani, in oltre trent’anni di appassionata ricerca sul mercato antiquario. L’arte barocca veneziana, romana e francese costituisce il corpus principale della collezione Zani. L’altro nucleo portante della raccolta è quello della pittura veneziana. Ne sono un esempio i dipinti di Canaletto, Tiepolo, Guardi, Longhi, Boucher, le sculture del genovese Filippo Parodi e romane dei Della Porta, accanto a preziosi arredi barocchi e rococò principalmente francesi e veneziani e straordinari oggetti d’arte applicata del XVII e XVIII secolo. Accanto ai capolavori di pittura, scultura e arte applicata custoditi negli ambienti interni della Casa Museo sono inoltre presenti 400 opere esposte nello scenografico giardino che circonda la villa. La tutela, la conservazione e la valorizzazione della Casa Museo è lo scopo principale della Fondazione intitolata a Paolo e Carolina Zani. La Fondazione ha inoltre l’obiettivo di sostenere la cultura in generale, attraverso l’elargizione di contributi specifici destinati alla formazione dei giovani, mediante l’istituzione di premi e borse di studio.”

Opera di copertina: François Boucher (Parigi 1703 – 1770), Venere nella fucina di Vulcano, 1746-1747, olio su tela 96 x 130 cm, Cellatica (Bs), Casa Museo Zani, Fondazione Paolo e Carolina Zani

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