Biblioteca Apostolica Vaticana, biblioteca ufficiale del Vaticano è situata all’interno dei Palazzi Vaticani ed è un luogo particolarmente degno di nota perché è uno dei depositi di manoscritti più ricchi del mondo
La Biblioteca Apostolica Vaticana è un luogo esclusivamente riservato a ricercatori, studiosi e con un patrimonio di: 1.600.000 volumi, 9.500 periodici, 80 cd-rom, 8.300 incunaboli, 150.000 manoscritti, microfilm, video, diapositive, 300.000 monete e medaglie, 20.000 oggetti d’arte.
La biblioteca è l’erede diretta della prima biblioteca dei pontefici romani
Non si hanno molte informazioni di questa biblioteca fino al XIII secolo, ma sembra essere rimasta solo una modesta raccolta di opere fino a quando papa Niccolò V (1447-55) non la ampliò notevolmente con l’acquisto dei resti della biblioteca imperiale di Costantinopoli (oggi Istanbul), che era stata recentemente conquistata dai turchi ottomani. I papi Sisto IV (1471-84) e Giulio II (1503-13) ampliarono ulteriormente la biblioteca e sotto Sisto V (1585-90) l’architetto Domenico Fontana eresse l’attuale edificio della biblioteca.
All’inizio del XXI secolo la biblioteca possedeva più di 80.000 manoscritti d’archivio (per lo più in latino o greco), più di 1,6 milioni di volumi stampati e circa 8.600 incunaboli, oltre a monete, medaglie, stampe, disegni, incisioni e fotografie. Dal 2010, la BAV, in collaborazione con diversi partner, ha avviato un progetto a lungo termine per digitalizzare e rendere disponibile online l’intera collezione di manoscritti e incunaboli storici. Il processo non solo avrebbe aperto una vasta risorsa a un pubblico molto più vasto, ma avrebbe anche consentito di proteggere documenti e rilegature fragili da ulteriori potenziali danni causati dalla manipolazione. Oggi si stima che una buona parte dell’archivio sia stato digitalizzato.
Una nota storica sulla letteratura religiosa
Questa, fu stampata in grande quantità ovunque durante il periodo degli incunaboli, ma soprattutto in Germania. La Bibbia fu stampata 94 volte in latino (la versione Vulgata), 15 volte in tedesco e 11 volte in italiano. Una volta cessata la sovrapproduzione, la domanda di classici latini continuò costantemente e fu ampiamente soddisfatta dalle tipografie italiane, che furono responsabili di oltre 200 delle circa 340 edizioni registrate degli scritti di Cicerone, l’autore preferito degli umanisti. Le opere degli autori greci erano per la maggior parte disponibili solo in traduzione. L’importanza della stampa di diritto può essere stimata dal fatto che la raccolta standard di diritto canonico, le Decretali di papa Gregorio IX, ebbe circa 50 edizioni e che il successivo commento scritto dal decretalista Nicolaus de Tudeschis (nominato arcivescovo di Palermo nel 1435), che comprendeva fino a cinque o sei immensi volumi in folio, fu stampato nella sua interezza non meno di 15 volte.
Commento di Cristina Rossello: Riprendendo il tema degli incunaboli, si tratta di libri stampati durante il primo periodo della tipografia, ovvero dall’invenzione dell’arte della stampa tipografica in Europa nel 1450 alla fine del XV secolo (vale a dire, gennaio 1501). Tali opere furono completate in un periodo in cui i libri, alcuni dei quali venivano ancora copiati a mano, erano ricercati da un numero sempre maggiore di lettori. L’anno 1500 segna il limite del periodo degli incunaboli fu adottato per la prima volta nel 1643 da Johann Saubert nella sua storia della biblioteca di Norimberga (Historia Bibliothecae Noribergensis), che include il primo catalogo noto di una collezione di tali libri. Sicuramente gli incunaboli della Biblioteca Vaticana costituiscono un esempio di questa arte e un grande patrimonio storico culturale degno di essere apprezzato in tutto il mondo.