Per chi si trova a Parigi per questo weekend può visitare alla Fondation Louis Vuitton la mostra dedicata a David Hockney, uno degli artisti più influenti del XX e XXI secolo. Una vera occasione da non perdere con oltre 400 opere da scoprire
Inoltre presente un’importante collezione proveniente dallo studio dell’artista e dalla sua fondazione, prestiti provenienti da collezioni internazionali, istituzionali e private. La mostra riunirà creazioni realizzate utilizzando un’ampia varietà di tecniche: dipinti a olio e acrilico, disegni a inchiostro, a matita e a carboncino, nonché opere digitali (disegni fotografici, disegni al computer, disegni su iPhone e iPad) e installazioni video.
David Hockney è stato pienamente coinvolto nella creazione di questa mostra
Lui stesso ha scelto, in collaborazione con il suo compagno e direttore dello studio, Jean-Pierre Gonçalves de Lima, di focalizzare la mostra sugli ultimi venticinque anni del suo lavoro, senza tralasciare le opere “mitiche” dei suoi esordi, proponendo così un’immersione nel suo universo che abbraccia sette decenni di creazione. Voleva seguire personalmente la progettazione di ogni sequenza e di ogni stanza, in un dialogo continuo con il suo assistente Jonathan Wilkinson.
La mostra “David Hockney, 25” evidenzia come gli ultimi anni abbiano visto un costante rinnovamento dei suoi soggetti e delle sue modalità espressive. La capacità dell’artista di reinventarsi costantemente attraverso nuovi media è davvero eccezionale. Dapprima designer, maestro di tutte le tecniche accademiche, oggi è uno dei paladini delle nuove tecnologie.
Dagli anni ’50 agli anni ’70
Il piano terra riunirà opere emblematiche dagli anni Cinquanta agli anni Settanta: dagli esordi a Bradford (Ritratto di mio padre, 1955), poi a Londra, fino alla California. La piscina, tema emblematico, compare in A Bigger Splash, 1967 e Portrait of An Artist (piscina con due figure), 1972. La sua serie di doppi ritratti è rappresentata da due dipinti principali: Mr. e Mrs. Clark e Percy, 1970-1971 e Christopher Isherwood e Don Bachardy, 1968. La natura prende il sopravvento poi in un ruolo sempre più importante nell’opera di David Hockney dagli anni Ottanta agli anni Novanta, come dimostra A Bigger Grand Canyon del 1998, prima che l’artista tornasse in Europa per continuare a esplorare paesaggi a lui familiari.
Con il cuore nello Yorkshire
Il cuore della mostra è poi dedicato agli ultimi 25 anni, trascorsi principalmente nello Yorkshire, dove ha riscoperto i paesaggi della sua infanzia, e in Normandia e a Londra. Si tratta di una celebrazione dello Yorkshire, in cui l’artista trasforma un cespuglio di biancospino in una spettacolare esplosione di primavera (May Blossom on the Roman Road, 2009). L’osservazione del ritmo delle stagioni lo conduce al monumentale paesaggio invernale dipinto sul motivo, eccezionalmente prestato dalla Tate di Londra, Bigger Trees near Warter o/e Peinture sur le Motif pour le Nouveau Âge Post-Photographique, 2007.
Ritratti in acrilico o su iPad dedicati ai suoi cari
Parallelamente, David Hockney continua a dipingere ritratti dei suoi cari, in acrilico o su iPad, intervallati da diversi autoritratti. La mostra ne presenta una sessantina nella galleria 4, associati a “ritratti di fiori” realizzati con un iPad ma inseriti in cornici tradizionali, creando una confusione il cui effetto si ritrova nella disposizione che li riunisce sulla parete, 25 giugno 2022, Looking at the Flowers (Framed). L’intero primo piano – gallerie dalla 5 alla 7 – è dedicato alla Normandia e ai suoi paesaggi. La serie 220 del 2020, realizzata esclusivamente su iPad, è presentata in un’installazione unica nella Galleria 5. Hockney cattura le variazioni della luce, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Nella galleria 6, che segue questa raccolta, notiamo una serie di dipinti acrilici e il trattamento del tutto particolare del cielo animato da tocchi vibranti, una lontana evocazione di Van Gogh. Nella galleria 7, un panorama composto da ventiquattro disegni a inchiostro (La Grande Cour, 2019) riecheggia l’Arazzo di Bayeux.
Arte che richiama l’antichità
Infine, il piano superiore è introdotto da una serie di riproduzioni risalenti al Quattrocento, che costituiscono importanti riferimenti per l’artista (The Great Wall, 2000). La pittura di Hockney, che attinge alla storia universale dell’arte fin dall’antichità, si concentra qui sulla pittura europea, dai primi pittori rinascimentali e fiamminghi all’arte moderna. La prima parte della galleria 9 testimonia questo dialogo con Fra Angelico, Claude le Lorrain, Cézanne, Van Gogh, Picasso… In seguito, il pubblico è invitato ad attraversare lo spazio di questa galleria-laboratorio trasformata in sala di danza e di musica, come fa regolarmente David Hockney, accogliendo musicisti e ballerini nella sua casa.
La passione per l’Opera
Appassionato di “opera”, Hockney ha voluto reinterpretare le sue creazioni teatrali degli anni Settanta in un’opera polifonica, al tempo stesso musicale e visiva, in collaborazione con 59 Studio, che avvolge il visitatore nella sala più monumentale della Fondazione (galleria 10).
La mostra si chiude con una sala intima dove saranno svelate le opere più recenti realizzate a Londra, dove l’artista vive dal luglio 2023 (galleria 11). Queste opere particolarmente enigmatiche sono ispirate a Edvard Munch e William Blake: After Munch: Less is Known than People Think, 2023, e After Blake: Less is Known than People Think, 2024, dove astronomia, storia e geografia incontrano una forma di spiritualità, secondo le parole dell’artista. Voleva includere anche il suo ultimo autoritratto. L’esposizione resta visitabile fino al 30 agosto 2025.
Commento di Cristina Rossello: Lo stile inconfondibile di Hockney incorpora una vasta gamma di fonti, dal Barocco al Cubismo e, più recentemente, alla computer grafica. Iconoclasta ossessionato dai Grandi Maestri, questo artista pop britannico infrange deliberatamente ogni regola fino alla decostruzione delle proporzioni, della prospettiva lineare e della teoria del colore. Dimostra che le ortodossie sono destinate a essere infrante e che gli opposti possono coesistere, un messaggio di tolleranza che trascende l’arte e ha profonde implicazioni in ambito politico e sociale.