Come le vetrate, gli arazzi e le ceramiche, il mosaico è tra le nuove espressioni artistiche sperimentate da Marc Chagall dopo il suo ritorno in Francia nel 1949, a Vence, in seguito all’esilio negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale
Questo ha aperto nuove strade all’artista nella sua ricerca sulla luce, la materia, il colore e la creazione di opere monumentali in dialogo con l’architettura. La collaborazione artistica che Chagall ha instaurato con i mosaicisti incarna una sinergia in cui innovazione e tradizione si incontrano, rivelando come una tecnica ancestrale possa stimolare la creazione contemporanea. Così, dal 1958 al 1986, Chagall realizzò quattordici mosaici distribuiti tra il sud della Francia (Nizza, Vence, Saint-Paul-de-Vence, Les-Arcs-sur-Argens), gli Stati Uniti (Chicago e Washington), Israele (Gerusalemme) e la Svizzera, con un’opera realizzata per una dimora privata a Parigi e poi trasferita alla Fondazione Gianadda a Martigny nel 2003. Questa mostra a Nizza “De verre et de pierre Chagall en mosaïque”, aperta fino al 22 settembre 2025, presenta l’opportunità per la prima volta di una panoramica completa dei quattordici progetti musivi realizzati da Chagall, attraverso numerose opere e documenti d’archivio. Circa venticinque schizzi e modelli di mosaici di Chagall illustrano la ricerca e il processo creativo dell’artista, mentre quattro o cinque tessere di mosaico sono eccezionalmente riunite e costituiranno il pezzo forte della mostra. Questo evento è anche l’occasione per mettere in luce il mosaico “Il carro di Elia”, realizzato nel 1970 per il Museo Nazionale Marc Chagall, presentandolo insieme a due modelli di quest’opera, tra cui quello inedito acquisito nel 2023. Una collezione di dipinti, disegni, incisioni e litografie completa la presentazione.
Provenienti da collezioni private e istituzioni nazionali e internazionali, queste opere sono esposte attraverso una scenografia immersiva con fotografie di mosaici di grande formato e allestimenti pensati per introdurre il pubblico a questa tecnica ancestrale.

Mosè salvato dalle acque, Cattedrale di Notre-Dame de la Nativité, Vence
Per Chagall, l’avventura monumentale iniziò all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, quando, di ritorno dall’esilio negli Stati Uniti, si stabilì nel sud della Francia e si dedicò alla scultura, alla ceramica, alle vetrate, agli arazzi e ai mosaici. Già nel 1948, questa tecnica, risalente all’Antichità, suscitò l’ammirazione dell’artista. Durante un viaggio a Venezia, scrisse una lettera alla figlia Ida in cui esprimeva il suo stupore per i mosaici della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello. Nel 1954, Chagall le inviò una cartolina da Ravenna che riproduceva il mosaico bizantino dell’abside della Basilica di Sant’Apollinare di Classe.
Commento di Cristina Rossello: Nell’antichità, i mosaici furono inizialmente realizzati con ciottoli grezzi di dimensioni uniformi. I Greci, che elevarono il mosaico di ciottoli a un’arte di grande raffinatezza, inventarono anche la cosiddetta tecnica delle tessere. Le tessere (dal latino “cubi” o “dadi”) sono pezzi tagliati in una forma triangolare, quadrata o di altra forma regolare in modo che si adattassero perfettamente alla griglia di cubi che compone la superficie musiva. L’invenzione delle tessere deve essere stata motivata dal desiderio di ottenere immagini musive fittamente disposte, che potessero eguagliare, nei pavimenti, lo splendore delle conquiste e questa tecnica fu usata in tutti i secoli a seguire.
Mostra organizzata dal Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza, dal Grand Palais e dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna