Pittore dell’anima, famoso per i suoi ritratti e le scene di genere, Greuze è una delle figure più importanti e audaci del XVIII secolo. Oggi poco conosciuto, ai suoi tempi fu acclamato dal pubblico, corteggiato dai collezionisti e adorato dalla critica, in particolare da Diderot.
Il Petit Palais rende omaggio a Jean-Baptiste Greuze (1725-1805) in occasione del 300° anniversario della sua nascita con la mostra “L’enfance en lumière” dal 16 settembre 2025 al 25 gennaio 2026. Tuttavia, il pittore è anche uno degli artisti più singolari di Parigi. Spirito ribelle, ha costantemente riaffermato la sua libertà creativa e la possibilità di ripensare la pittura al di fuori delle convenzioni. La mostra offre l’opportunità di riscoprire la sua opera attraverso il prisma dell’infanzia, avvalendosi di un centinaio di dipinti, disegni e stampe provenienti dalle più grandi collezioni francesi e internazionali, con prestiti eccezionali dal Louvre (Parigi), dal Musée Fabre (Montpellier), dal Metropolitan Museum of Art (New York), dal Rijksmuseum (Amsterdam), dalle National Galleries of Scotland (Edimburgo), dalle Royal Collections of England, oltre a numerose collezioni private.
Raramente un pittore ha raffigurato i bambini così intensamente come Greuze, in ritratti, volti espressivi o scene di genere: candidi o cattivi, birichini o imbronciati, innamorati o crudeli, concentrati o pensierosi, sballottati nel mondo degli adulti, amati, ignorati, puniti, abbracciati o abbandonati.
Come un filo conduttore, sono ovunque, a volte addormentati tra le braccia di una madre, a volte sopraffatti da una malinconica fantasticheria, a volte attanagliati dalla paura di un evento al di fuori del loro controllo. La mostra li mette in luce in sette sezioni, dalla prima infanzia all’inizio dell’età adulta.
La centralità del tema dell’infanzia nella pittura di Greuze rispecchia le principali questioni del XVIII secolo.
Il nuovo status dell’infanzia – ormai considerata un’età a sé stante – i dibattiti sull’allattamento al seno e sull’uso delle balie, il posto del bambino all’interno della famiglia, l’importanza dell’educazione nella formazione della sua personalità e la responsabilità dei genitori nel suo sviluppo erano al centro delle preoccupazioni di educatori e filosofi come Rousseau, Condorcet e Diderot. Queste domande assillavano la mente di tutti. Nutrito dagli ideali dell’Illuminismo, Greuze, attraverso il suo pennello e la sua matita, ne divenne testimone, interprete e persino fervente difensore.

Greuze, Giovane pastore che sfida la sorte per scoprire se la sua pastorella lo ama, tra il 1760 e il 1761. Petit Palais, Museo delle Belle Arti della Città di Parigi. CC0 Paris Museums / Petit Palais, Museo delle Belle Arti della Città di Parigi.
Nel corso della sua carriera, l’artista ha esplorato l’intimità della famiglia, con empatia, a volte umorismo e spesso pensiero critico.
Amava raffigurare momenti simbolici o rituali che scandiscono la vita familiare, come “La consegna della dote al fidanzato” (Petit Palais), “La torta del re” (Musée Fabre, Montpellier) e “La lettura della Bibbia” (Musée du Louvre, Parigi). Ma lo spazio domestico non è solo un’oasi di pace. Per Greuze, è spesso anche teatro di disordini familiari, un luogo di violenza fisica e psicologica. Come la vita – a cominciare da quella del pittore, che fu un susseguirsi di disgrazie domestiche – tutto è complesso nelle famiglie di Greuze: padre avaro e figlio maledetto, padre amorevole e figlio ingrato, madre severa e figlio amato, fratello protettivo e sorella gelosa…
Greuze, in modo radicale, osa mostrare la tragedia della morte, che anche i bambini possono sperimentare. Si interroga sul passaggio all’età adulta, sulla perdita dell’innocenza, sul risveglio all’amore, senza mascherare gli appetiti che la bellezza della carne può suscitare in vecchi lussuriosi o giovani predatori. Di fronte a questo mondo adulto, spesso crudele, meschino e meschino, l’opera di Greuze sembra desiderare di tornare al seno dell’infanzia, un tempo di purezza e candore: fragile, misterioso ed effimero, come il fiore di tarassaco su cui il giovane pastore del Petit Palais sta per soffiare per vedere se è amato. Per guidare il visitatore nella lettura delle opere del maestro, cartelli “occhio acuto” permettono di soffermarsi sui dettagli, decifrando significati nascosti e allegorie. Attingendo ai fili dell’infanzia, ma alla luce dei grandi dibattiti che animarono la Parigi del XVIII secolo, con le sue aspirazioni politiche e i suoi sogni di trasformazione, la mostra rivela un’opera di inaspettata originalità e audacia.
Commento di Cristina Rossello: In queste opere di Greuze ritroviamo il bambino in un senso di sentimentalismo, con una viva attenzione alle emozioni e ai sentimenti dei personaggi, creando un’atmosfera intima e coinvolgente che delinea la connessione della storia dell’infanzia con la psicologia storico-culturale, che studia il passaggio del bambino da una fase di età all’altra e i cambiamenti della sua personalità all’interno di ogni periodo di età, che avvengono in specifiche condizioni storiche.
Opera di copertina: dettaglio – Greuze, Il piccolo bradipo, 1755. Olio su tela, 65 x 54,5 x 3 cm. Museo Fabre, Montpellier, Francia. © Museo Fabre di Montpellier Méditerranée Métropole / foto Frédéric Jaulmes