FESTA DI SANT’AGATA A CATANIA: UN MOMENTO DI STRAORDINARIA INTENSITÀ E BELLEZZA

Dal 3 al 5 febbraio a Catania in Sicilia si celebra la festa di Sant’Agata, una santa cristiana e vergine martire. La tradizione vuole che la santa venga festeggiata con una lunga processione accompagnata dalle grida dei devoti

Sant’Agata è citata nel martirologio di San Girolamo, nel Calendario di Cartagine (530 circa) e in altre opere. Sebbene fosse una delle vergini martiri più venerate dell’antichità cristiana, i particolari tradizionali del suo martirio hanno poco valore storico. Palermo e Catania sono entrambe menzionate come sue possibili città natali, e la tradizione vuole che sia nata da genitori ricchi e nobili. Consacrata giovanissima la sua verginità a Dio, resistette alle profferte di un prefetto romano inviato dall’imperatore Decio a governare la Sicilia. La sua professione di fede e il rifiuto del prefetto sfociarono nella tortura brutale, durante la quale le furono tagliati i seni (condizione spesso riflessa nella sua iconografia). Durante la sua prigionia, ebbe una visione di San Pietro Apostolo, che si dice l’abbia confortata e abbia guarito le sue ferite con le sue preghiere. Fu messa al rogo, ma, secondo alcuni racconti, appena acceso il fuoco si verificò un terremoto, tanto che la popolazione insistette per la sua liberazione; sarebbe poi morta in prigione.

La festa a lei dedicata si svolge in più giorni e con una processione. Il primo giorno è riservato all’offerta delle candele

Una suggestiva usanza popolare vuole che i ceri donati siano alti o pesanti quanto la persona che chiede la protezione. Alla processione per la raccolta della cera, un breve giro dalla fornace alla cattedrale, partecipano le maggiori autorità religiose, civili e militari. Due carrozze settecentesche, che un tempo appartenevano al senato che governava la città, e undici “ candelore ”, grossi ceri rappresentativi delle corporazioni o dei mestieri, vengono portate in corteo. Questa prima giornata di festa si conclude con i fuochi artificiali durante la festa di sant’Agata, oltre a esprimere la grande gioia dei fedeli, assumono un significato particolare, perché ricordano che la patrona, martirizzata sulla brace, vigila sempre sul fuoco dell’Etna e di tutti gli incendi.

Segue la giornata dove i devoti indossano il tradizionale “ sacco ” (un camice votivo di tela bianca lungo fino alla caviglia e stretto in vita da un cordoncino), un berretto di velluto nero, guanti bianchi e sventolano un fazzoletto anch’ esso bianco stirato a fitte pieghe. Si tratta dell’usanza che i catanesi indossavano quando, nel lontano 1126, corsero incontro alle reliquie che Gisliberto e Goselmo riportarono da Costantinopoli. Poi con tre differenti chiavi, ognuna custodita da una persona diversa, serviranno per aprire il cancello di ferro che protegge le reliquie in cattedrale: una la custodisce il tesoriere, la seconda il cerimoniere, la terza il priore del capitolo della cattedrale. Quando la terza chiave toglie l’ultima mandata al cancello dove è custodito il busto, il sacello viene aperto. Luccicante di oro e di gemme preziose, il busto di sant’Agata viene fissato sul fercolo d’argento rinascimentale, foderato di velluto rosso, il colore del sangue del martirio, ma anche il colore dei re. Prima di lasciare la cattedrale per la tradizionale processione lungo le vie della città, Catania dà il benvenuto alla sua patrona con una messa solenne, celebrata dall’arcivescovo.

La festa si conclude con la celebrazione con una processione che quest’anno si compirà il 3 febbraio. La partenza è prevista alle ore 12:00 dalla fornace e arriverà alla Cattedrale. A sfilare, accompagnate da undici grandi candelore rappresentanti le antiche corporazioni dei mestieri, ci saranno anche due carrozze settecentesche del vecchio senato cittadino.

In questa circostanza il fercolo attraversa i luoghi del martirio e ripercorre le vicende della storia della santa, che si intrecciano con quella della città: il duomo, i luoghi del martirio, percorsi in fretta, senza soste, quasi a evitare alla santa il rinnovarsi del triste ricordo. Una sosta viene fatta anche alla “ marina ” da cui i catanesi, addolorati e inermi, videro partire le reliquie della santa per Costantinopoli. Poi vi è anche una sosta alla colonna della peste, che ricorda il miracolo compiuto da sant’Agata nel 1743, quando la città fu risparmiata dall’epidemia. Sono quattromila o cinquemila che trainano la pesante macchina. Tutti indossano il sacco votivo e a piccoli passi tra la folla trascinano il fercolo che, vuoto, pesa 17 quintali, ma, appesantito di Scrigno, Busto e carico di cera, può pesare fino a 30 quintali. Il “ giro ” si conclude a notte fonda quando il fercolo ritorna in cattedrale.

Commento di Cristina Rossello: Le Candelore di Catania sono un elemento distintivo e simbolico della Festa di Sant’Agata, rappresentando enormi ceri decorati che precedono il fercolo in processione. Un tempo le candelore erano più numerose, ma oggi restano 11, testimoniando la tradizione e il legame tra i catanesi e la loro santa patrona. La Candelora secondo la tradizione rappresenta la “luce” che ognuno deve portare nella propria vita.

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