Continuiamo il viaggio in Sicilia per approfondire la storia di un grande matematico, Archimede, che visse per la maggior della sua vita a Siracusa, la principale città-stato greca in Sicilia nel 200 a.C.
La sua importanza fu particolarmente rilevante per la scoperta della relazione tra la superficie e il volume di una sfera e del cilindro che la circoscrive. È noto per la formulazione di un principio idrostatico (noto come principio di Archimede) e di un dispositivo per sollevare l’acqua, ancora oggi utilizzato, noto come vite di Archimede.
Archimede (Siracusa c. 287 a.C. – 211/212 a.C.) probabilmente trascorse un certo periodo in Egitto all’inizio della sua carriera, ma visse per la maggior parte della sua vita a Siracusa, la principale città-stato greca in Sicilia, dove intrattenne stretti rapporti con il suo re, Gerone II. Archimede pubblicò le sue opere sotto forma di corrispondenza con i principali matematici del suo tempo, tra cui gli studiosi alessandrini Conone di Samo ed Eratostene di Cirene. Svolse un ruolo importante nella difesa di Siracusa dall’assedio posto dai Romani nel 213 a.C., costruendo macchine da guerra così efficaci da ritardare a lungo la conquista della città. Quando Siracusa cadde nelle mani del generale romano Marco Claudio Marcello nell’autunno del 212 o nella primavera del 211 a.C., Archimede fu ucciso nel saccheggio della città.
Secondo Plutarco (46-119 d.C. circa), Archimede aveva un’opinione così negativa del tipo di invenzione pratica in cui eccelleva e a cui doveva la sua fama contemporanea che non lasciò alcuna opera scritta su tali argomenti. Sebbene sia vero che – a parte un dubbio riferimento a un trattato, “Sulla costruzione delle sfere” – tutte le sue opere note fossero di carattere teorico, il suo interesse per la meccanica influenzò tuttavia profondamente il suo pensiero matematico. Non solo scrisse opere di meccanica teorica e idrostatica, ma il suo trattato “Metodo sui teoremi meccanici” dimostra che usò il ragionamento meccanico come espediente euristico per la scoperta di nuovi teoremi matematici.
Inventore di moltissime teorie e scoperte del suo periodo storico, ma il maggiore impatto dell’opera di Archimede sui matematici moderni si ebbe nei secoli XVI e XVII con la stampa di testi derivati dal greco, e infine del testo greco stesso, l’Editio Princeps, a Basilea nel 1544. La traduzione latina di molte opere di Archimede da parte di Federico Commandino nel 1558 contribuì notevolmente alla diffusione della loro conoscenza, che si rifletté nel lavoro dei più eminenti matematici e fisici dell’epoca, tra cui Johannes Kepler (1571–1630) e Galileo Galilei (1564–1642). L’edizione e la traduzione latina (1615) di David Rivault delle opere complete, inclusi gli antichi commentari, ebbero un’enorme influenza sul lavoro di alcuni dei migliori matematici del XVII secolo, in particolare René Descartes (1596–1650) e Pierre de Fermat (1601–65). Senza il background dei matematici antichi riscoperti, tra i quali Archimede fu un personaggio fondamentale, lo sviluppo della matematica in Europa nel secolo tra il 1550 e il 1650 è inconcepibile. È un peccato che il Metodo sia rimasto sconosciuto sia ai matematici arabi che a quelli rinascimentali (fu riscoperto solo alla fine del XIX secolo), poiché avrebbe potuto realizzare la speranza di Archimede che l’opera si sarebbe rivelata utile nella scoperta di teoremi.
Commento di Cristina Rossello: Tramandati ai posteri, sono pervenuti molti più dettagli sulla vita di Archimede che su quella di qualsiasi altro scienziato antico. Si tratta in gran parte aneddotici che riflettono l’impressione che il suo genio meccanico e innovativo ebbe sull’immaginario popolare. Si pensi alla storia secondo cui egli determinò la proporzione di oro e argento in una corona fatta per Ierone pesandola nell’acqua è probabilmente vera, ma la versione tramandata che lo vede saltare fuori dalla vasca da bagno in cui avrebbe avuto l’idea e correre nudo per le strade gridando “Heurēka!” (“L’ho trovato!”) lo tramanda con un sentimento di sorpresa e divertimento oltre che di ammirazione che riflettono la fama più popolare che lo ha accompagnato nei secoli.