Oggi parliamo di un noto e apprezzato urbanista e architetto che operò a Milano, Giuseppe Piermarini (1734 – 1808).
Fu un architetto italiano del tardo barocco e del neoclassicismo, noto soprattutto come autore del Teatro alla Scala di Milano. Nacque a Foligno nel 1734 e dove anche morì nel 1808, studiò a Roma e poi lavorò a Milano sotto la protezione di Luigi Vanvitelli, uno dei maggiori architetti dell’epoca. Tra le sue opere più celebri ricordiamo, il Teatro alla Scala (Milano, 1776–1778), il progetto più famoso, tuttora uno dei teatri lirici più prestigiosi al mondo. Sempre a milano il Palazzo Reale con una ristrutturazione e un ampliamento in stile neoclassico. A Monza la Villa Reale di Monza, residenza di villeggiatura per l’arciduca Ferdinando d’Austria.
Ma altresì importanti sono i suoi interventi urbanistici e progetti per edifici civili, ville e giardini, sempre improntati a sobrietà ed eleganza tipiche del neoclassicismo. Ebbe l’incarico di riorganizzazione del centro di Milano nei decenni in cui operò (anni ’70-’90 del Settecento). In quel periodo Milano era in trasformazione da città medievale a capitale moderna secondo i canoni illuministi. Contribuì al ridisegno degli spazi circostanti, aprendo visuali e migliorando la viabilità di Piazza Duomo. Contestualmente alla costruzione del Teatro alla Scala si impegnò anche la creazione della piazza antistante, oggi Piazza della Scala, pensata come spazio pubblico armonico. Lo stesso per Palazzo Reale, la ristrutturazione portò anche alla sistemazione urbanistica dell’area adiacente.
Disegnò per i Giardini Pubblici di Porta Venezia (Milano), l’impianto originario nel 1784 , il primo giardino pubblico aperto a tutti in città, con percorsi curvilinei e ispirazione al giardino all’inglese. Per la Villa Reale di Monza, si dedicò non solo al palazzo, ma anche al disegno complessivo degli spazi e collegamenti con la città, creando un asse viario monumentale.
Il suo stile prevedeva linee pulite, equilibrio delle proporzioni, ispirazione all’architettura classica greco-romana, ma con funzionalità moderna per l’epoca. Mentre come urbanista prediligeva l’ordine e simmetria neoclassica applicati alla città, con una particolare attenzione agli spazi di relazione (piazze, giardini) come elementi di decoro e di utilità pubblica. Fu ed è ancora ricordato per la sua capacità di aver saputo integrare architettura e paesaggio urbano per migliorare la qualità della vita dei singoli cittadini.
Commento di Cristina Rosello: Giuseppe Piermarini può essere ricordato non solo come architetto neoclassico, ma anche come urbanista con sensibilità “sociale”, nel senso illuminista del termine. Nel Settecento, “sociale” significava rendere la città più ordinata, salubre e fruibile ai cittadini — concetto ancora lontano dall’urbanistica sociale ottocentesca o novecentesca, ma già rivoluzionario per l’epoca. I suoi progetti riflettevano un’idea di città aperta, accessibile e razionale, coerente con la riforma illuminista voluta dagli Asburgo a Milano
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