Nel Cinquecento la corte estense di Ferrara fu tra le più raffinate d’Europa. In questo contesto si colloca Cristoforo da Messisburgo (ca. 1500–1548), scalco e maestro di cucina, autore di un’opera che ancora oggi costituisce una fonte preziosa per la storia della gastronomia italiana.
Messisburgo fu al servizio del cardinale Ippolito d’Este e poi del duca Ercole II. La sua funzione di scalco non si limitava alla cucina: egli era regista di banchetti, capace di coniugare il gusto con la scenografia, creando eventi in cui il cibo diveniva spettacolo e strumento diplomatico.
Nel suo “Libro novo nel qual si insegna a far d’ogni sorte di vivanda” (Venezia, 1557), pubblicato postumo, raccoglie oltre trecento ricette e fornisce dettagli sull’organizzazione dei sontuosi banchetti estensi. Tra le preparazioni descritte spiccano le “pasticciate di selvaggina”, vere e proprie architetture gastronomiche, in cui “si pongono le carni ben condite con butirro, zucchero, cannella et altre spezierie”. In queste ricette emerge con chiarezza l’uso originale e raffinato dello zucchero, impiegato non soltanto come dolcificante, ma anche come spezia e elemento scenografico, secondo il gusto e le mode del Rinascimento.

Menù preso dal testo di Messisbugo tradotto in lingua moderna:
(Parte del banchetto descritto per una grande tavola di corte)
- Pasticci e torrone in pezzi
- Salmì biancese (salmete)
- Confetti sciroppati (confetti in sciroppo)
- Dita di dolci e gelati
- Stecchi profumati secondo il bisogno.
- Insalate di capperi, tartuffole; un’insalata per persona.
- Postelli (così chiamati) di fagiani caldi
- Lingue di bue salate, tagliate a pezzi
- Polpe di capponi arrosto, fette fritte con succo di limone e zucchero
- Acqua odorifera per le mani; vini e liquori di vario genere.
- Collazione di notte: confettioni in sciroppo, pomi bianchi, acqua zuccherata, salsettte e saliette.
- Dolci scenografici: zuccarini, marzapani, torte e frutti canditi distribuiti su diverse portate.

L’uso originale dello zucchero, i pasticci monumentali e le architetture di marzapane non erano solo esibizioni estetiche: dimostravano ricchezza, raffinatezza e potere della corte, facendo di Messisburgo una figura fondamentale per l’immagine pubblica degli Estensi.
Commento di Cristina Rossello: Cristoforo da Messisburgo non fu solo un cuoco di corte, ma un vero intellettuale del gusto: trasformò il cibo in linguaggio politico e culturale, lasciando un’opera che testimonia la gastronomia e l’identità della Ferrara rinascimentale.