Bartolomeo Sacchi fu umanista, storiografo, segretario e cuoco raffinato, oltre che primo bibliotecario della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Nato nel 1421 a Piadena, nella Lombardia allora soggetta ai Gonzaga, Sacchi studiò grammatica e retorica a Mantova sotto la guida di Vittorino da Feltre, uno dei più celebri pedagoghi umanisti.
Entrò poi al servizio dei Gonzaga e di altri signori italiani, distinguendosi per la sua cultura classica. Dopo un periodo di difficoltà economiche e carcerazioni (fu imprigionato nel 1464 con l’accusa di cospirazione contro Paolo II), riuscì a reinserirsi nell’ambiente curiale. Con l’elezione di Sisto IV, nel 1475 fu nominato prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, istituzione che egli contribuì a riorganizzare su basi moderne.
La sua produzione letteraria e il suo impegno istituzionale testimoniano la tensione tipica dell’Umanesimo verso il recupero del sapere antico, unita alla riorganizzazione delle istituzioni culturali della Chiesa romana.
La sua opera organizzativa contribuì alla trasformazione del papato in mecenate e custode del sapere, in linea con lo spirito rinascimentale.
L’opera per cui Platina è più popolare oggi è “De honesta voluptate et valetudine” (1474-75), considerata il primo libro di cucina stampato della storia occidentale. Non si tratta di un semplice ricettario, ma di un vero e proprio trattato sul buon vivere, in cui si fondono dietetica galenica, filosofia morale e descrizioni di piatti (derivate in parte dalle ricette del cuoco pontificio Martino da Como). Il testo, scritto in latino elegante, mostra come l’arte culinaria venisse ormai considerata degna di riflessione umanistica.
Nell’incipit, egli dichiara il legame tra piacere e misura: “Non enim voluptatis cupiditate, sed valetudinis causa, cibum capere oportet” (“Non si deve assumere cibo per brama di piacere, ma per ragione di salute”).
La direzione della Biblioteca Apostolica Vaticana e la redazione del De honesta voluptate et valetudine non costituiscono dunque soltanto episodi della sua biografia, ma segnano momenti significativi del più ampio processo di istituzionalizzazione del sapere e di diffusione della cultura umanistica nella Roma del Quattrocento. Attraverso la cucina, Sacchi (Platina) esemplifica come anche la sfera materiale potesse diventare oggetto di indagine erudita e di trasmissione sistematica, contribuendo a nobilitare un ambito – quello gastronomico – fino ad allora marginale nelle lettere latine.
Commento di Cristina Rossello: Nelle descrizioni culinarie, il latino elegante di Sacchi sublima la tradizione pratica di Martino da Como. Ad esempio, parlando delle carni arrosto, annota: “Assa vero suaviora sunt, quia succum suum servant” (“Gli arrosti sono più gradevoli, perché conservano meglio il loro succo”). La concretezza gastronomica si intreccia dunque con riflessioni sulla natura degli alimenti e sul loro valore dietetico.