La famiglia Brenninkmeijer, di stampo cattolico, ha le sue radici in Olanda, Germania e Svizzera. Proprietaria di una catena internazionale di negozi di abbigliamento, affonda le sue origini in Westfalia, quando iniziò a vendere lino agli olandesi nella regione della Frisia.
Storica proprietaria del marchio di moda C&A (società di grande distribuzione fondata nel 1841 da Clemens e August Brenninkmeijer) e della holding svizzera COFRA Holding AG (società a proprietà privata fondata nel 2001 a Zug, in Svizzera, per coordinare le attività globali della famiglia Brenninkmeijer), rappresenta un caso unico di evoluzione da impresa familiare a conglomerato globale diversificato. Il percorso ha inizio intorno al 1840, quando due membri della famiglia fondano la C&A a Sneek, nei Paesi Bassi, scoprendo il potenziale della moda cosiddetta prêt-à-porter. La dinastia ha saputo trasformare un’attività tessile locale in un gruppo internazionale che oggi opera nel retail, nel real estate, nel private equity e negli investimenti a impatto ambientale. Parallelamente, i Brenninkmeijer hanno costruito un vasto ecosistema filantropico, capace di influenzare positivamente settori chiave come l’energia, la moda e l’agricoltura sostenibile.
Secondo stime di mercato, il patrimonio complessivo della famiglia si aggira intorno ai 20 miliardi di euro, anche se i dati ufficiali non sono pubblici. C&A, che rimane il simbolo dell’impero, conta oltre 1.500 punti vendita distribuiti in diciotto Paesi europei e impiega più di 35.000 persone. Il gruppo COFRA, che controlla le varie attività della famiglia, ha sede a Zug, in Svizzera, e funge da centro nevralgico per la gestione di partecipazioni e investimenti.
Il modello di governance familiare è rigoroso e selettivo: solo i membri attivamente coinvolti nelle decisioni strategiche possono detenere quote di controllo, e le decisioni più importanti vengono prese per consenso.
Negli ultimi anni la famiglia ha rafforzato la propria attenzione verso la sostenibilità. Un passo decisivo in questa direzione è stata la creazione della Laudes Foundation nel 2020, con l’obiettivo di promuovere una transizione economica più equa e rispettosa del pianeta. Nel 2023 la fondazione ha erogato circa 42,9 milioni di dollari in programmi di sviluppo e filantropia, segnando un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. L’anno prima, nel 2022, gli impegni verso università, ONG e centri di ricerca avevano raggiunto i 17 milioni di dollari, con un’attenzione particolare alle industrie della moda e del tessile. Il comitato d’investimento di Laudes, che include membri della famiglia Brenninkmeijer, approva ogni grant superiore a 500.000 euro, garantendo una supervisione diretta delle iniziative più rilevanti.
Sul fronte finanziario, gli asset della famiglia sono gestiti da Anthos Fund & Asset Management, società di investimento nata per amministrare il patrimonio familiare e delle fondazioni collegate. Anthos adotta un approccio di impact investing, con portafogli che combinano rendimenti finanziari e risultati sociali. In passato, i Brenninkmeijer hanno investito centinaia di milioni di dollari nel settore dell’energia rinnovabile: tra i casi più noti figura la partecipazione nella società cinese Solarfun, produttrice di pannelli solari, acquisita attraverso il veicolo Good Energies.
Parallelamente, la componente immobiliare del gruppo, Redevco, ha fissato l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040 per il proprio portafoglio di immobili commerciali. La strategia di lungo periodo punta su un equilibrio tra redditività e responsabilità ambientale, un principio ormai radicato nella filosofia familiare.
Accanto a Laudes, i Brenninkmeijer sostengono da decenni anche Porticus, rete filantropica globale attiva in oltre sessanta Paesi, impegnata in progetti di inclusione sociale, educazione e tutela ambientale. Queste iniziative, insieme alle politiche d’investimento sostenibile di Anthos e COFRA, rivelano una visione coerente: quella di un capitalismo che non rinuncia al profitto, ma lo integra con la responsabilità sociale e la cura del bene comune.
Nonostante una storica riservatezza, la famiglia Brenninkmeijer punta oggi a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella finanza sostenibile europea. Tra investimenti in transizione energetica, economia circolare e filantropia strategica, la loro esperienza dimostra come una dinastia imprenditoriale possa reinventarsi, trasformando l’eredità di un marchio storico in un hub globale capace di generare impatto economico e ambientale.