ALLA SCOPERTA DELLA BIBLIOTECA DI HENRI MATISSE

L’estate può rappresentare l’occasione per visitare luoghi di cultura e magari accanto alle esposizioni d’arte permanenti con opere più o meno note, può essere anche l’occasione di riscoprire le biblioteche, eterne e affascinanti custodi del tempo.

Ad esempio, a Nizza tutti conoscono il Museo Matisse e le sue opere incantevoli, ma presso il centro vi è anche il Centro di documentazione che conserva una serie di libri che facevano parte della biblioteca personale di Henri Matisse, uno spazio che completa la conoscenza di quest’artista.

La sua storia

Nel 1962, in occasione della raccolta delle collezioni del museo, la signora Henri Matisse donò più di cinquanta opere che rimasero nella Regina, ultima residenza dell’artista fino al 1954. Successivamente, altri membri della famiglia, la signora Marie Matisse, il signor Gérard Matisse e, nel 1988, i coniugi Claude Duthuit hanno aggiunto nuove donazioni a questa collezione. Di diversa provenienza e genere, le opere della Regina permettono, per alcune di esse, di fare i conti con le aspirazioni di lettore dell’artista e di comprendere i legami che aveva con alcuni autori.

L’opera più antica di questa collezione risale al 1909.

Per la maggior parte tascabili e di aspetto attuale, questi libri sono stati pubblicati principalmente tra il 1943 e il 1951. Questo insieme misto è composto da romanzi, raccolte di poesie, libri di storia dell’arte e cataloghi di mostre. Quasi tutti gli autori di queste opere, scrittori o biografi, hanno dedicato i loro libri a Henri Matisse, come testimonianza di amicizia, ammirazione o semplice rapporto professionale. Alcune dediche sono notevoli. Così René Char accompagna la sua raccolta di poesie Le hammer sans maître con le sue parole datate 30 ottobre 1945 – A Henri Matisse, il maestro del canto dei soli e dei silenzi inestinguibili. Jacques Prévert si accontenta di queste parole – Per Matisse, suo ammiratore – e della sua firma, un collage di felci per il frontespizio di Lyrics.

Scrittori vicini a Matisse come Louis Aragon, che pubblicherà, nel 1971, Henri Matisse, Roman, o Elsa Triolet, sono tra coloro per i quali è conservato un gran numero di opere in questa biblioteca. A loro si uniscono in questo gruppo gli amici poeti Tristan Tzara e, più in particolare, André Rouveyre e Pierre Reverdy, con i quali Matisse mantenne importanti rapporti scritti.

Altri libri hanno la copertina decorata con motivi tratti da composizioni ritagliate su carta o da disegni di Matisse. Provengono da pubblicazioni prodotte all’epoca, come la rivista Verve dell’editore Tériade, o Pierre à feu dell’editore Maeght. Alcuni furono pubblicati dall’artista stesso, ad esempio, nel 1920, Cinquanta disegni di Henri Matisse con un’introduzione di Charles Vildrac.

Il frontespizio della mostra retrospettiva di Henri Matisse al Philadelphia Museum of Art nel 1948 reca intorno al titolo una dedica dell’artista circondata da arabeschi disegnati a matita blu: My thanks to Monsieur Zigrosser H. Matisse June 1948. Questo prezioso insieme contribuisce a stabilire un panorama che si estende a diverse civiltà la cui arte e cultura catturarono l’interesse di Matisse (Paul-Émile Victor Poèmes esquimaux (1951). Grazie a questa collezione unica, si aprono prospettive di ricerca in un campo ancora poco sviluppato, quello del rapporto di Matisse con la letteratura classica e contemporanea. Il fatto che l’artista stesso abbia prodotto numerosi libri illustrati, tra cui Jazz (Tériade, 1947), testimonia il suo rapporto speciale con i libri, che sono tra gli aspetti della sua arte.

Commento di Cristina Rossello ” Le biblioteche sono veri scrigni del sapere. Rappresentano, come in questo caso, la storia di un’artista ma sono anche preziose raccolte di incisioni, stampe, incunaboli, manoscritti, spartiti e altro ancora. Un importante patrimonio documentario in grado di ripercorrere la storia di un Paese e dei suoi protagonisti. Ed è soprattutto oggi nell’epoca della fruizione facile offerta dai social che la biblioteca è ancora di più un tesoro inestimabile da salvaguardare.

Fonte Musée Matisse

 

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