LA SICILIA NELLA LETTERATURA: SCRITTORI E ITINERARI TURISTICI-CULTURALI PER RISCOPRIRE I CLASSICI

Furono molti i personaggi storici che visitarono e si “innamorarono” della Sicilia e di Messina. A partire da Johannes Wolfang Goethe ma anche Alexandre Dumas, Guy de Maupassant, D.H. Lawrence, Edmondo De Amicis, a cui dedicano ricordi all’isola citando spesso Taormina e l’Etna.

Goethe arriva la sera del 10 maggio 1787 come sua ultima tappa isolana, prima di imbarcarsi dal nostro porto per ripartire verso Napoli e scriveva: Dopo l’immane catastrofe che colpiva Messina e uccideva dodicimila abitanti, non era rimasto un tetto per trentamila superstiti; la maggior parte delle case era crollata; quelle che erano rimaste in piedi non offrivano, per le mura tutte lesionate, alcun rifugio sicuro; si pensò allora a costruire in fretta e in furia a nord della città, in una estesa pianura, una città di baracche , della quale potrebbe farsi un’idea chi, nella stagione della fiera, percorra il Römerberg a Francoforte o la piazza grande di Lipsia; dove tutte le botteghe e i negozi danno sulla strada, e buona parte del lavoro si fa all’aperto. […] In tali condizioni si vive a Messina già da tre anni. Una simile vita di baracca, di capanna e perfino di tenda influisce decisamente sul carattere degli abitanti. L’orrore riportato dal disastro immane e la paura che possa ripetersi li spingono a godere con spensierata allegria i piaceri del momento.”

Alexandre Dumas arrivò a Messina il 12 maggio 1835 e scriverà all’indomani del suo arrivo: L’indomani ci svegliammo con il sorgere del giorno: i primi raggi del sole ci mostrarono la regina dello Stretto, la seconda capitale della Sicilia: Messina, la Nobile. “La sua posizione meravigliosa, le sue sette porte, le sue cinque piazze, le sue sei fontane, i suoi ventotto palazzi, le sue quattro biblioteche, i suoi due teatri, il suo porto e il suo commercio che forniscono un impulso e movimento a una popolazione composta di settantamila anime, la rendono, malgrado la peste del 1742 e il terribile terremoto del 1783, una delle più fiorenti e graziose cittadine del mondo. Tuttavia, nel luogo in cui ci trovavamo, cioè a venticinque o trenta passi dalla riva, di fronte al villaggio Della Pace, potevamo avere di quella vista soltanto un’idea vaga e imprecisa; ma, non appena avevamo levato l’ancora e guadagnato la parte mediana dello Stretto, Messina ci apparve in tutta la sua regalità maestosa.. Non esiste a Messina né parco reale né villa comunale; di modo che, tutti, quando scende la sera, si recano verso il lungomare della Palazzata, più volgarmente chiamato la Marina, per respirarvi l’aria del mare. Il porto è dunque il luogo di ritrovo di tutta l’aristocrazia messinese, che vi passeggia a cavallo o in carrozza, da una porta all’altra, cioè su una lunghezza di un quarto di lega.”

Guy de Maupassant nel suo soggiorno siciliano del 1885, il grande scrittore francese ebbe modo di percorrere l’intera isola.  Due furono le tappe che catturarono il suo animo: la discesa nella Cripta dei Cappuccini a Palermo e la visita alla Venere Landolina a Siracusa. Scriveva: “Nel siciliano si trova già molto dell’arabo. Egli possiede la gravità di movimento, benché tenga dall’italiano una grande vivacità di mente. Il suo orgoglio natìo, il suo amore per i titoli, la natura della sua fierezza e persino i tratti del viso lo avvicinano anzi più allo spagnolo che all’italiano. Tuttavia, quel che suscita sempre, non appena si mette piede in Sicilia, l’impressione profonda dell’oriente, è il timbro della voce, l’intonazione nasale dei banditori per le strade. La si ritrova ovunque, la nota acuta dell’arabo, quella nota che sembra scendere dalla fronte nella gola, mentre, nel nord, sale dal petto alla bocca. E la cantilena trascinata, monotona e morbida, sentita di sfuggita dalla porta aperta di una casa, è proprio la stessa, col ritmo e con l’accento, di quella cantata dal cavaliere vestito di bianco che guida i viaggiatori attraverso i grandi spazi spogli del deserto».

David Herbert Lawrence arriva in Sicilia nel 1921 a cui che dedico questa frase: “Mai ho provato una nostalgia più profonda di quella che ho provato per la Sicilia leggendo Verga, per la Sicilia, dico; per la splendida Sicilia che penetra profonda nel sangue. Splendida Sicilia, così limpida nella sua bellezza, così vicina alla bellezza fisica dell’antica Grecia!”

Edmondo De Amicis visitò l’Isola nel 1906, prima tappa del suo tour siciliano. Leggiamo tra i suoi ricordi: “Non avevo più visto la Sicilia da quarant’anni, niente di meno: dall’anno di grazia 1865 […] quali mutamenti in questi quarant’anni! Basta dire che nel 1865 non c’era ancora in tutta l’isola un chilometro di strada ferrata in servizio. Si stava costruendo quella da Messina a Catania, e ricordo bene le grida di meraviglia con cui le contadine messinesi, dai colli circostanti alla città, salutavano le prime macchine a vapore messe in esperimento sulla linea, lungo la riva del mare. Ora, venendo dal continente, si attraversa lo stretto senza discendere dai vagoni ferroviari, che sono trasportati da una riva all’altra sopra un piroscafo.” E ancora “Non avevo più visto la Sicilia da quarant’anni, niente di meno: dall’anno di grazia 1865, nel quale avevo fatto la mia prima guarnigione, come si dice in linguaggio militare, nella città di Messina, di dove ero partito col mio reggimento nell’aprile del 1866 per la guerra contro l’Austria. E fu appunto Messina la prima città che rividi venendo da Roma: con quale commozione, possono immaginare tutti coloro che hanno rivisto dopo circa un mezzo secolo una regione della patria, a cui erano legati dai più cari ricordi della prima giovinezza. Quali mutamenti in questi quarant’anni! Basta dire che nel 1865 non c’era ancora in tutta l’isola un chilometro di strada ferrata in servizio. Si stava costruendo quella da Messina a Catania, e ricordo bene le grida di maraviglia con cui le contadine messinesi, dai colli circostanti alla città, salutavano le prime macchine a vapore messe in esperimento sulla linea, lungo la riva del mare. Ora, venendo dal continente, si attraversa lo stretto senza discendere dai vagoni ferroviari, che sono trasportati da una riva all’altra sopra un piroscafo. Le piccole città e i villaggi della costa calabrese si sono ingranditi per modo che formano quasi una sola enorme macchia biancastra da San Giovanni a Reggio. Messina s’è inalzata su per i graziosi colli conici che le sorgono da tergo, ed ha allungato le sue grandi ali bianche lungo il mare fino a perdita d’occhi.”

Ma altri scrittore dedicarono pensieri alla Sicilia: Stendal, Daniel Pennac, Luis Sepulveda, Francine Prose, ecc. e chissà quanti altri ancora scriveranno.

Commento di Cristina Rossello: La Sicilia letteraria trova oggi la sua massima manifestazione in un itinerario turistico  “La Strada degli scrittori”, pensato a ripercorrere i luoghi vissuti, amati e descritti nei romanzi dei principali autori del ‘900: Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia e Camilleri e Giovanni Verga e altri ancora. Un percorso unico fatto di teatri, castelli, palazzi, musei, paesaggi mozzafiato che ci introduce nella vita di questi autori più recenti promuovendo così un turismo culturale di fascino, storia e soprattutto ci fa entrare nel vivo della grande letteratura siciliana e italiana.

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