IL LAGO DEI CIGNI SECONDO LA VISIONE ARTISTICA DI DEREK DEANE

Il lago dei cigni

“Il Lago dei Cigni”, ambientato sulla sorprendente musica di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, in origine fu coreografato da Julius Reisinger ed eseguito dal Balletto di Mosca al Teatro Bolshoi nel 1877. Dopo le prime scarse recensioni, I successivi revival nel corso dei decenni hanno conquistato l’ammirazione del pubblico e hanno aiutato il balletto a guadagnare fama internazionale. Mentre l’interpretazione del 1895, con una partitura adattata di Ricardo Drigo e la coreografia e la messa in scena di Lev Ivanov e Marius Petipa, funge da base a cui si ispira la maggior parte degli allestimenti moderni del “Il Lago dei cigni”, alcune compagnie come lo Scottish Ballet (con l’aiuto di David Dawson), hanno completamente reinventato le versioni precedenti della coreografia. L’obiettivo era quello di creare spettacoli neoclassici e contemporanei, alcuni includendo addirittura l’inversione dei ruoli di genere, come nell’interpretazione di Matthew Bourne in cui i cigni sono notoriamente tutti interpretati come ballerini maschi.

Nonostante faccia eco alla coreografia delle versioni precedenti del balletto, “Il Lago dei Cigni” assume una nuova forma maestosa grazie alla visione artistica di Derek Deane. La particolarità di questa interpretazione è la vastità della performance, con oltre 60 ballerini dell’English National Ballet che riempiono l’enorme palco della Royal Albert Hall da un bordo all’altro.  La Royal Albert Hall, originariamente aperta dalla Regina Vittoria nel 1871 a Kensington, con i suoi decadenti interni in velluto dorato e rosso di ispirazione italiana, è il luogo adatto per ospitare uno dei balletti classici più amati della storia. La nebbia si insinua sottilmente sul palco sferico per creare l’illusione di un lago mistico, mentre i passi tremanti delle ballerine “en pointe” di bourrée fanno una serenata a oltre 5.000 spettatori. Il lighting designer Howard Harrison crea atmosfere sia allegramente regali che stranamente malinconiche per soddisfare i diversi sentimenti scaturiti dalla trama fantastica, un principe (Siegfried) che si innamora di un cigno maledetto (Odette) e personaggi subdoli (Rothbart e Odile) che tentano di dissuaderlo impedendogli di rompere l’incantesimo.

Per una ballerina o ballerino “Il Lago dei cigni” ‘in-the-round’ non richiede solo un’enorme impresa di resistenza cardiovascolare, ma anche, come gli uccelli si affollano in formazione, un acuto senso di consapevolezza spaziale e sincronicità.

Pezzi celebri come la “Danse de petite cygnes” (“Danza dei piccoli cigni”) richiedono che quattro ballerini coordinino la coreografia unendo braccia e mani, mentre altri ruoli come Odette/Odile siano ballati da un singolo ballerino che ritrae due dinamicamente personaggi opposti e richiedono al ballerino di esibirsi per una durata considerevole vicino alle tre ore di balletto.

Che sia neoclassico, contemporaneo o classico, Il Lago dei Cigni continua a catturare i cuori e le menti del pubblico a livello internazionale.

Swan Lake, set to the striking music of Pyotr Ilyich Tchaikovsky, was originally choreographed by Julius Reisinger and performed by the Bolshoi Ballet at the Bolshoi Theatre in 1877. After initial lackluster reviews, several subsequent revivals over decades have won admiration of audiences and helped the ballet gain international renown. While the 1895 rendition with an adapted score by Ricardo Drigo and choreography and staging by Lev Ivanov and Marius Petipa, serves as the foundation on which the majority of modern stagings of Swan Lake are based, some ballet companies such as Scottish Ballet (with the aid of David Dawson), have completely reimagined earlier versions of the classical choreography to create neoclassical and contemporary spectacles, some even including gender-role reversal such as in Matthew Bourne’s interpretation in which the swans are famously all played male dancers.

Despite echoing choreography to former versions of the ballet, Swan Lake takes on a new majestic form with Derek Deane’s artistic vision. The particularity of this interpretation is the sheer scale of the performance, with over 60 dancers from English National Ballet filling the enormous stage of Royal Albert Hall from edge to edge.  Royal Albert Hall, originally opened by Queen Victoria in 1871 in Kensington, with its decadent Italian-inspired golden and red velvet interior, is a fitting location to host one of the most beloved classical ballets in history. Mist subtly creeps over the spherical stage to create an illusion of a mystical lake, while the trembling steps of ballerinas’ bourrée’s ‘en pointe’ serenade over 5,000 viewers. Lighting designer Howard Harrison creates both cheerfully regal and eerily melancholic atmospheres to suit the varying sentiments warranted by the fantastical storyline, a prince (Siegfried) falling in love with a cursed swan (Odette), and devious characters (Rothbart and Odile) attempting to dissuade him from breaking the spell.

For a ballerina or danseur, dancing the three act Swan Lake ‘in-the-round’ not only requires an enormous feat of cardiovascular endurance, but also, as birds flock in formation, a keen sense of spatial awareness and synchronicity.

Celebrated pieces such as the ‘Danse de petits cygnes’ (‘Dance of the Little Swans’) require four dancers to coordinate choreography while linking arms and hands, while other roles such as Odette/Odile are danced by one single dancer portraying two dynamically opposed personas and require the dancer to perform for a considerable length of the nearly three-hour ballet.

Whether neoclassical, contemporary, or classical, Swan Lake’ continues to capture the hearts and minds of audiences internationally

 

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